Ombre sulla Città del Natale – Il Cerchio della Città

Quando la luce rivela un disegno perfetto, l’ombra comincia a muovere i fili

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Capitolo 4 La Pietra che Guarda

Il giorno seguente Arezzo si svegliò sotto un cielo bianco, uniforme, che non prometteva né sole né pioggia.
La città pareva sospesa, come in attesa di una risposta che non voleva arrivare.

Serena Betti non dormiva da due notti.
Aveva passato ore a fotografare ogni targa del centro storico, ogni lastra, ogni frammento di pietra che sembrasse diverso dal resto.
E più osservava, più si accorgeva che il dettaglio di Via Albergotti non era unico.

Ogni quartiere aveva la sua pietra nera: minuscola, incastonata in una lettera, sempre nello stesso punto.

Via Madonna del Prato, via Cavour, via Crispi, persino piazza San Francesco.

Un filo invisibile univa le targhe, disegnando un cerchio perfetto intorno al cuore della città:
il Padiglione degli Specchi.

Quando lo mostrò al tenente Ricci, lui restò in silenzio a lungo.
Troppo a lungo.

«È impossibile,» mormorò alla fine.
Una pausa, uno sguardo sfuggente.
«Assurdo.»

«Guardi le coordinate. Ho tracciato tutto sulla mappa.»

Sul tavolo, le fotografie formavano una spirale geometrica.
Ogni pietra era una tappa, un punto luminoso nel corpo della città.

«È come se…»

«Come se fosse un circuito,» completò Serena. «Una rete di riflessi. Forse etrusca, forse rinascimentale. Ogni pietra cattura la luce e la rimanda. Tutte insieme formano un occhio.»

Ricci si sfregò il mento, ma lo fece come se stesse guadagnando tempo.
«E l’epicentro?»

«Il Padiglione. O la Fortezza. Lì dove si incontrano le linee. Forse è per questo che l’acqua del tunnel si muoveva a ritmo delle luci.»

«Un meccanismo ottico, allora. Un dispositivo antico.»
Un sorriso teso. «Sì. O qualcosa che sembra tale.»

Serena non rispose.
Per un attimo, credette di vedere un lampo di inquietudine attraversargli gli occhi.

Passarono ore a studiare la planimetria.
Più leggevano, più emergeva un disegno preciso.

Le targhe non erano state collocate a caso: la posizione esatta coincideva con antichi canali sotterranei, gli stessi che collegavano la città al Trasimeno.
Un disegno nascosto nei secoli, che nessuno aveva mai rivisto nel suo insieme.

«Un tempio invisibile,» disse Ricci. «Ogni strada una navata, ogni pietra un punto di luce. Forse la Città del Natale non è altro che la replica moderna di un culto dimenticato.»

«Polifemo,» sussurrò Serena.

Lui annuì. «Il dio che vede tutto. Un occhio solo, ma senza palpebre.»

Ma Serena non poté fare a meno di notare un dettaglio:
il tenente non prendeva appunti.
Non fotografava nulla.
Sembrava più interessato a osservare lei che la mappa.

Quella notte decisero di provare.
Attesero che la città si svuotasse, quando le luminarie restavano accese solo per i tecnici e i guardiani.

Serena portò con sé il medaglione, Ricci la fotocamera e una mappa.
Dal belvedere della Fortezza, Arezzo si stendeva sotto di loro come una costellazione rovesciata.

«Guardi,» disse lei.

Con la lente del cellulare proiettò la foto della pietra di Via Albergotti sul pavimento della Fortezza.
La sagoma riflessa si unì a quella delle altre pietre della mappa.
Un cerchio perfetto.
Al centro, la cupola del Duomo.

Ricci si piegò a terra.
«È incredibile. È tutto lì. Ogni pietra riflette verso la cupola. È un dispositivo solare… o lunare.»

«Forse entrambe. La Città del Natale coincide con il solstizio. Quando la luce raggiunge il punto massimo, il cerchio si chiude.»

In quel momento, le luci in città si accesero tutte insieme.
Un bagliore dorato si levò dalla piazza come un’onda.
Le pietre delle targhe risposero una dopo l’altra, come se si accendessero a distanza.
Il cerchio di Arezzo brillò per un istante.

Ricci rise.
Una risata troppo forte, troppo rapida.
«È magnifico! È il segreto. Non c’è magia, solo architettura, ottica, storia. Lucia Caselli deve averlo scoperto, e per questo la sua ricerca è stata taciuta. Non volevano che la città sapesse di essere costruita come un occhio.»

Serena sorrise, ma non disse nulla.
Perché vide un’ombra muoversi alle spalle del tenente.
Un riflesso?
Un errore della luce?

Quando si voltò, non c’era niente.

Eppure la sensazione che qualcuno li osservasse non l’abbandonò più.

Il giorno dopo, i giornali locali pubblicarono la notizia:

“Scoperto l’antico disegno di Arezzo: una rete ottica che collega i monumenti della città.”

Interviste, servizi televisivi, turisti entusiasti.
La Città del Natale diventò un fenomeno nazionale.

Ma Serena, invece, non riusciva a dormire.

Ricci era sparito per tutta la mattina “per impegni istituzionali”, disse.
Ma qualcuno aveva visto un uomo simile a lui parlare animatamente con due sconosciuti nella zona dell’ex mercato, vicino all’accesso murato del tunnel.

Quando glielo chiese, lui sorrise.
Un sorriso artefatto.

«Dicerie. Ho solo seguito una pista.»

«Quale pista?»

«Non posso dirtelo. Non ancora.»
E scese le scale del Padiglione senza voltarsi.

Serena lo osservò allontanarsi, con un nodo alla gola.
Era come se il tenente avesse improvvisamente due volti.
Uno che collaborava.
Uno che la evitava.

E cominciò a chiedersi se si fosse fidata della persona sbagliata.

Quella sera tornò a Via Albergotti.
Le luci erano spente, la città immersa nel silenzio.
Accese la torcia.

La pietra restò buia, ma il suo contorno brillò come se assorbisse la luce.

Si chinò.
Sotto la targa, la pietra del muro aveva una crepa.
Sottile, ma netta.
All’interno, una fessura da cui proveniva un soffio d’aria fredda.

Serena infilò la mano.

Toccò qualcosa di metallico.
Poi un vuoto.
E, più in profondità, acqua.

Ritrasse la mano, bagnata e tremante.

Capì allora che il cerchio non era la risposta.
Era solo un paravento.
Un disegno di superficie.

E capì un’altra cosa:
qualcuno l’aveva spinta verso la pista del cerchio.
Qualcuno che aveva fornito a Ricci “informazioni” precise.
Qualcuno che stava usando il tenente, forse senza che lui se ne accorgesse, per condurla lontano dal vero cuore oscuro della città.

Un agente?
Un deviante?
Qualcuno che conosceva il tunnel, le targhe, i simboli… e la storia di Lucia Caselli.

Un manipolatore silenzioso che la seguiva senza mai mostrarsi.

Ricci non era un traditore.
Era un burattino.

E lei era l’obiettivo.

Quando tornò a casa, Serena guardò la città illuminata.
Il cerchio splendeva, perfetto come una promessa mantenuta.
Eppure, in mezzo a tutta quella luce, lei sentiva di nuovo l’ombra.
Silenziosa.
Paziente.
Organizzata.

Qualcuno stava muovendo i fili.

E capì che l’indagine non era finita.
Non era nemmeno a metà.

Era appena cominciata.

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