Quando pareva che in Comune si stesse già apparecchiando il panettone e lucidando le valigie per fine mandato, ecco il colpo di teatro: bando last minute per il comandante della Polizia Municipale. Una mossa che ha fatto sbottare mezzo Consiglio comunale e pure l’altro mezzo della città, con Romizi che grida alla “furbata dell’ultim’ora” e Michele Menchetti che affila la penna e parte all’attacco come un ariete in Piazza Grande.
Menchetti la racconta dall’inizio, ché qui la memoria corta non è ammessa. A settembre aveva già avvisato tutti: “Oh ragazzi, il comandante va in pensione il 15 marzo 2026, che si fa?”. Le opzioni sul tavolo c’erano tutte: concorso, interim, vicecomandante traghettatore, dirigente a tempo determinato, dirigente a tempo indeterminato, pesca a strascico o bussolotto della tombola. Ma dal Comune, risposta degna di un oroscopo: tutto e niente, senza dire quale strada si voleva prendere.
Poi arriva novembre, i sindacati scrivono, la Cgil suggerisce, e il sindaco di destra – miracolo della politica aretina – si trova improvvisamente d’accordo col segretario di sinistra. Detto, fatto: bando pubblicato, struttura comunale ribaltata come un calzino e comandante di nuovo dirigente, con stipendio più cicciotto. Alla faccia del “deciderà chi viene dopo”.
E qui Menchetti s’incattivisce sul serio. Perché, dice lui, a pochi mesi dalle elezioni, con un sindaco a fine corsa, che fretta c’era? Perché non lasciare la patata bollente alla prossima amministrazione? Perché cambiare tutto ora, dopo cinque anni in cui si poteva fare e non s’è fatto? Domande che rimbalzano come palline da flipper, senza risposta.
E soprattutto: che è successo col comandante Poponcini? Fino a ieri doveva restare fino a fine mandato, nero su bianco. Oggi invece pare quasi accompagnato alla porta con largo anticipo. Crisi di fiducia? Ripensamenti tardivi? Mistero fitto come la nebbia sull’Acropoli.
Menchetti chiude profetizzando ricorsi, carte bollate e tribunali: altro che comandante imposto, qui rischia di non arrivare nessuno. Come per via Filzi: né caserma nuova né capo nuovo. Solo confusione, polemiche e cittadini che pagano.
E però, da bravo aretino dal sarcasmo tenero, il consigliere non dimentica il saluto finale: “Ci mancherà Poponcini”, dice, ricordando il taser e i leggendari posti di blocco anti-assembramento gastronomico del periodo Covid, quando più che delinquenti si controllavano le porzioni di trippa da asporto.
Sipario. Applausi a metà. E una certezza: ad Arezzo, anche quando sembra tutto finito, c’è sempre tempo per un ultimo bando, una polemica in più e un uomo solo al comando… rimasto, però, un po’ troppo solo.

