Pensavamo d’averle viste tutte. Davvero. Dopo il ladro di profumi ai Babbi Natale dell’Alveare – uno che probabilmente voleva odorare i profumi aretini mentre scappava come un furetto – credevamo sinceramente d’aver raschiato il barile dell’indecenza.
E invece no. Il barile aveva il doppio fondo. E sotto c’era Rigutino.
Perché qui non si parla più di furtarelli da quattro soldi o di mani leste da discount. Qui si parla di rubare una piantina dal cimitero, dal Babbo Natale sulla tomba di un padre.
Avete capito bene: al cimitero.
Dove la gente va piano, abbassa la voce e – in teoria – anche la testa.
Fabrizio lo scrive sul gruppo di sei di Rigutino, e lo scrive come si scrive quando ti sale il sangue agli occhi:
“Credo sia proprio uno schifo rubare anche al cimitero… come fai a dormire la notte?”
Domanda legittima. Anche perché la risposta più probabile è: benissimo, magari russando, con la piantina sul comodino e la coscienza in modalità “silenzioso”.
Qui non siamo più alla vergogna. Qui siamo al fallimento antropologico.
Qui Babbo Natale non porta i doni: li ruba ai morti.
Altro che spirito natalizio: questo è spirito di cantina, di quelli che puzzano di umido e di anima persa.
Rubare a un morto non è solo essere ladri.
È essere vuoti, secchi, inermi anche davanti a una lapide.
È guardare una tomba e pensare: “Oh, questa piantina starebbe bene sul mio balcone”.
E poi ci si chiede perché il paese è incazzato, perché la gente sbotta sui gruppi Facebook, perché si urla “vergogna” a caratteri cubitali.
Perché se non urli, qui, ti resta solo da piangere.
Rigutino, complimenti.
Dal ladro profumato siamo passati al ladro da camposanto.
Il prossimo passo cos’è? Rubare i fiori all’ospedale? Le stampelle ai disabili? L’aria a chi respira piano?
A chi ha preso quella piantina:
restituiscila.
Non perché sei stato visto.
Ma perché sei stato misurato.
E il risultato fa schifo.
Buon Natale.
E no, Babbo Natale stavolta non ti guarda dall’alto.
Ti guarda schifato.






