Nota del consigliere comunale Michele Menchetti, che torna alla carica: “Oh, ma in Comune ci si deve portare la bussola per capire qualcosa!”
Oh, guarda un po’ che sorpresa: la CGIL aretina, tramite il suo segretario — che, ricordiamolo, è dipendente comunale e quindi dovrebbe sapere vita, morte e miracoli del Comune — s’è accorta solo ora che i lavoratori dell’ente son messi peggio dell’intonaco del Palazzo Comunale.
Il comunicato La Cgil “riscopre” i lavoratori del Comune di Arezzo parte sobrio: “Situazione gravissima, i dipendenti arrancano, i cittadini pure, chi vuol fare il sindaco deve sapere in che macchina sgangherata sta per salìre”.
E fino a qui, nulla da dire.
Poi però — racconta Menchetti — viene il punto: il sindaco Ghinelli, negli ultimi anni, in città s’è visto quanto l’arzilla cometa di Halley. Roba che ormai i dipendenti del Comune l’hanno soprannominato “il sindaco in smart working permanente”.
E intanto negli uffici si respira un’aria che pare quella di un condominio in assemblea: zero appartenenza, fiducia sotto i tacchi, e i dipendenti migliori che scappano verso altri enti come bambini davanti al broccolo bollito.
E infatti: dirigenti che se ne vanno, professionalità che emigrano, e la famosa progressione verticale che finisce come sempre in questi casi: qualcuno sale, un esercito resta inc… al palo, e partono accessi agli atti come se costassero due lire.
E mentre tutto ciò succedeva, domanda Menchetti:
“Ma la CGIL dov’era? A far la settimana enigmistica?”
Perché sull’uso smodato dei dirigenti a tempo determinato — una collezione che manco l’album delle figurine Panini — non s’è vista una mosca.
Oggi i dirigenti del Comune son nove: cinque a tempo determinato, uno in comando altrove, tre fissi. Praticamente un albergo.
Ma il bello deve ancora arrivare:
Menchetti, candidato sindaco per il 2026, fa un sondaggio anonimo ai dipendenti comunali.
Risultato? Un poema di lamentele: niente meritocrazia, carriera ferma, uffici indecenti e ambienti di lavoro che, più che luoghi pubblici, paiono escape room abusive.
E parlando di posti “accoglienti”, ecco il capolavoro:
l’archivio comunale di via della Fiorandola, che è a norma quanto una baracca sulla spiaggia in agosto.
Talmente insicuro che i tecnici esterni non ci possono entrare… ma i dipendenti comunali sì!
Cioè: per la sicurezza valgono come i salmoni controcorrente: se sopravvivono, bene, se no… boh.
Intanto le pratiche edilizie girano per Arezzo a bordo di furgoni, tipo pizza a domicilio, con rischio di smarrimento documenti e costi aggiuntivi.
E qui Menchetti chiede:
“Ma il sindacato, mentre i dipendenti lavorano in un posto peggio di un magazzino degli anni ’40, dov’era? A fare le barricate… di cartone?”
Ma non finisce qui, perché alla CGIL pare sia presa improvvisamente la fregola di parlare della nomina del Comandante della Polizia Municipale, dicendo che ci vuole un dirigente.
Tutto molto bello, ma Menchetti domanda:
“Dov’eravate quando nel 2020 Ghinelli mise a comandare un non dirigente? E nel 2019, quando fecero partire un concorso da dirigente e poi lo ritirarono dicendo ai candidati ‘oh, s’era scherzato’? E quando levarono proprio la figura dirigenziale dal comando per piazzare un comandante senza laurea?”
E ancora:
Dov’era il sindacato quando rientravano i dipendenti dalle Fondazioni?
Dov’era quando per tre mesi mancava l’OIV, l’organo che dovrebbe controllare valutazioni e trasparenza?
Insomma, conclude Menchetti, se un giorno diventerà sindaco, la prima cosa che farà sarà:
tagliare dirigenti e posizioni organizzative come siepi a primavera, render il Comune attrattivo e meritocratico e far sì che i giovani non scappino come davanti all’ennesimo bando incomprensibile.
Perché questa, dice, è la realtà del Comune di Arezzo.
Ora i sindacati la sanno…
E pure gli altri candidati sindaco, che forse non dormono più la notte.
