Ormai i furti in città e in periferia son talmente tanti che s’è perso il conto: rubano la notte, rubano il giorno, rubano persino quando c’è più gente che ossigeno nell’aria. Ma l’ultimo colpo, signori miei, merita davvero d’entrare negli annali della “delinquenza creativa”.
All’erboristeria L’Alveare, in via Niccolò Aretino, avevano avuto una bella idea: lanciare due profumi tutto pepe e orgoglio locale, chiamati “Il Citto” e “La Citta” — lui e lei, o, per dirla alla aretina, ‘il ragazzo e la ragazza.
Per promuoverli, erano stati messi nelle mani di due Babbi Natale più teneri d’un pan di Spagna, piazzati davanti alla vetrina come due guardiani natalizi.
Per sicurezza gli avevano messo una catenella, che — diciamocelo — era più simbolica che antifurto, tipo quelle dei portachiavi delle cabine telefoniche degli anni ’80.
E invece… ZAC!
Ieri pomeriggio, in pieno passeggio, con gente che andava e veniva come formiche arrabbiate, qualcuno s’è avvicinato ai Babbi Natale e, con calma olimpica, ha tagliato le catenelle e si è portato via i due profumi.
Ci vuole del coraggio… o dell’inventiva… o la totale mancanza d’un cervello funzionante.
Perché, diciamoci la verità:
rischiare una denuncia per un furto da due boccette di profumo non è da ladri furbi.
È da ladri che probabilmente, a Natale, invece dei regali riceveranno un vocabolario con la parola “intelligenza” sottolineata.
E magari un bigliettino di Babbo Natale: “Oh fenomeno: se il concorso per ladro dell’anno era questo, hai perso anche lì.”
Nel frattempo, i due Babbi Natale — privati del loro prezioso carico — sembrano lì, davanti alla porta, con la stessa faccia che farebbe un nonno aretino quando gli rubano la bicicletta: un misto tra delusione, rassegnazione e voglia di dire una bestemm… ehm… una parola poco carina.
Morale:
Ad Arezzo ormai rubano tutto, anche l’aria profumata del Natale.
Speriamo almeno che il ladro, una volta spruzzatosi Il Citto o La Citta, senta un improvviso impulso di ripensare alla propria vita.
O almeno, per dispetto del destino, sviluppi un’allergia ai fiori di campo.

