Da un mese esatto, in Via Umbria, accanto ai cassonetti dell’indifferenziato, troneggia lei: LA BOMBOLA DEL DESTINO.
Un’elegante signora di ferro, rifinita con nastro bianco-rosso (che fa molto “cantiere abbandonato” e pochissimo “sicurezza”), lasciata lì come se fosse un soprammobile urbano.
Il lettore commenta, disperato:
“Ma Direttore… È un mese che la bombola sta lì, beata. Nessuno la ritira. Chissà se è vuota o piena…”
Eh, caro lettore, a Arezzo s’è perso il conto di ciò che è pieno e ciò che è vuoto: cassonetti pieni, cervelli vuoti, bombole… mistero della fede.
Qualcuno, dopo un paio di settimane, deve aver avuto un guizzo d’ingegno (o uno di quelli che fanno male):
“Boh, magari se una macchina ci sbatte contro… BOOM. E allora sì che qualcuno se ne accorge!”
E giù nastro edilizio bianco-rosso, messo con la stessa cura con cui, di solito, si fa il presepe all’ultimo minuto la notte del 24.
Gli archeologi del futuro, trovandola così imballata, penseranno:
“Ah! Era un antico rito aretino per tenere lontani gli imbecilli.”
Peccato che gli imbecilli, ad Arezzo, non li fermi nemmeno col tritolo.
La situazione che il nostro lettore descrive ormai è questa:
– SEI Toscana
che passa, guarda, sospira, e pensa:
“Magari il genio che l’ha lasciata se la riprende… prima o poi… forse… quando gli arriva l’illuminazione divina…”
– IL GENIO
che sicuramente riflette così:
“‘Mporta sega. L’ho messa lì, prima o poi qualcuno la ritira. E quel qualcuno… NON SONO IO.”
E così la bombola resta lì, serena, immobile, contemplativa.
Forse medita.
Forse aspetta l’estate per esplodere con più brio.
Forse sogna un futuro migliore, tipo essere usata come seduta nelle panchine intelligenti.
IN VIA UMBRIA…
I residenti la salutano come un parente.
Le macchine le passano accanto come si fa con un cane randagio:
“Ciao bella, stai buona eh…”
Turisti smarriti chiedono:
“Scusi, è una bombola?”
E gli aretini rispondono:
“No no, è un’installazione artistica sul tema dell’abbandono dei rifiuti… letterale.”
APPELLO
Alla SEI: coraggio, qualcuno deve pur farlo.
Via, fate uno sforzo. Prima o poi bisognerà pur tirarla su ‘sta reliquia esplosiva.
Al genio: se ti avanza tempo, passa a riprendertela.
se ti avanza un minuto nella tua agenda di illuminazioni, ripassati a prendere la tua creatura.
O almeno salutala quando ci passi davanti
Giusto per dare un lieto fine a questa favola del cazzo.
Alla bombola: resisti, bella.
Sei ormai un simbolo della città.
E ammesso che tu sia piena… anche più pericolosa di certi amministratori.
Magari il Comune ti dà pure una targa: “A perenne memoria dell’incuria e del menefreghismo locale.”
L’Ortica vi saluta.
E vi punge affettuosamente: attenzione, perché prima o poi a esplodere… siamo noi.


