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mercoledì, Dicembre 17, 2025
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Via Tiziano: due torri e via! “Tanto il verde c’è di là… e qui ci si fa due spicci”

Tra riqualificazione, criticità ambientali e interessi locali: la città si divide sulle due torri di via Tiziano

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Arezzo va avanti: dal verde al grigio, dalle panchine alla speculazione, (Quando il basilico non basta, ci si dà al cemento che rende di più)

Oh, pare che nel quartiere Giotto s’è rimasti all’età della zappa: orti urbani, erbetta, due alberelli…
Invece, puff!
Ci saltan fuori due palazzoni da 9 piani come funghi — ma di quelli velenosi.
Secondo l’Amministrazione, l’area verde era “senza identità”.
Oddio, ora gli danno l’identità… quella di Giotto City – Grattacieli Edition.
Perché se c’è una cosa che ad Arezzo mancava, era proprio due torri più alte dell’autostima dell’assessore all’urbanistica.
La zona?
Secondo molti, “senza identità”.
E come gliela si dà l’identità?
Con 18 piani totali di cemento!
Altrimenti che identità è?!

IL VERDE?
«Oh, ma che vi lamentate!? Il verde c’è… un po’ più in là!»
Giusto! Se uno va a camminare, mica deve farlo sotto casa!
Anzi, meglio sudare prima ancora di cominciare.
Allenamento completo.

I CITTADINI: SI / NO / BOH
 Quelli del NO, che volevano restasse verde e già c’hanno 3000 firme
Quelli del SÌ, che non vedevano l’ora di svegliassi la mattina co’ vista-cemento
Quelli del BOH, che tanto non gli frega nulla e parcheggiano dove capita

Il comitato dei contrari porta carte, firme, studi, analisi, la VAS, la Commissione Ambientale, il Genio Civile…
Oh, è uscito fuori che manca tutto:
– studio su acque piovane
– compensazioni ambientali
– gestione rifiuti
– traffico
– parcheggi veri
– e forse pure il progetto
A sentir loro, le torri si dovrebbero fare solo dopo che si risolve il rischio idraulico.
Benissimo: dunque mai.

Almeno c’è chi brinda: i negozianti della zona.
«Finalmente torna gente! È da anni che vedo solo piccioni e pensionati che guardano le foglie cadere!»
La logica è semplice: dove c’è un palazzo, c’è gente. Dove c’è gente, c’è soldi. Dove c’è soldi… non c’è più parcheggio, ma dettagli.

OPPOSIZIONE? TECNICI?
Gli uni dormono, gli altri muti.
Se c’era da parlare di piste ciclabili o fontane, apriti cielo.
Ma su due torri in mezzo al verde?
Zitti!
Che sembra d’essere in chiesa.
Sembrano il pubblico di “Uomini e Donne” quando dicono qualcosa di intelligente.

IL FUTURO
Ora, sia chiaro:
il mondo va avanti,
nel bene e nel male.
E qui, a via Tiziano, va avanti “nel cemento”.
E se l’area deve essere rivalutata, che si fa?
Una biblioteca?
Un parco decente?
Un centro culturale?
Ahahahah!
Ma figurati!

Palazzi!
Che fanno sempre contenti:
– chi li vende
– chi li compra (forse)
– e chi ci costruisce intorno bar e pizzerie

Insomma, tra chi piange gli alberi, chi brinda agli affari, e chi non sapeva nemmeno dov’era via Tiziano finché non gliel’hanno detta al Tg, la morale è sempre la stessa:
l’erba cresce, l’uomo la taglia, e il cemento non fa mai domande.

E domani, quando qualcuno si lamenterà dell’effetto serra, del traffico,
o del caldo a 42 gradi, la risposta sarà semplice:
«Oh, ma il verde c’è… un po’ più in là!»

Intanto noi si guarda:
Il Giotto cambia, via Tiziano pure, e l’unica cosa che resta uguale è che ce l’hanno sempre in quel posto i cittadini.

9 Commenti

  1. È un’operazione da “Mani sulla città” di Francesco Rosi, e il silenzio a malapena rotto dal comitato dà l’idea di quanto questa città sia civilmente morta.

    L’operazione speculativa è talmente grossa che è impossibile non sospettare su come possano farsela approvare. La motivazione di “dare un’identità negata dalla presenza di un’area verde” è talmente sfacciata da far domandare come si possa essere così arroganti nello sprezzo del ridicolo.

    E poi il sindaco che, in occasione del piano regolatore, addirittura cianciava di “consumo di suolo zero” come fosse Fulco Pratesi. È per questo che meraviglia il totale silenzio del mondo tecnico-professionale sulla visione urbanistica.

    Il silenzio dell’opposizione, che dovrebbe scatenare un putiferio, ma invece sembra avere la visione da PD milanese: quella che ha fatto passare per ristrutturazioni le torri da 20 piani costruite al posto di un semplice magazzino.

    E ci sono i favorevoli… Chi?
    Chi ha il negozio sulla via! Ah… ah… poi chi? I fornitori di materiale edile?

    Siamo proprio un Confcomune… con tutto che chi andrà ad abitarci si sposterà da altre vie, e allora poveri negozianti di quelle… faranno 20 piani anche loro per rimediare?

    Qui lo dico e qui non lo nego: questa è una faccenda incredibilmente losca.

  2. In una fase come questa, cementificare in via Tiziano è un gravissimo errore, e accade perché molti di noi, istruiti dalla volontà del potere, non credono al cambiamento climatico.

    Ritroveremo poi questi possibilisti a reclamare quando avranno troppo caldo, quando il traffico sarà estremo. Le piante e il verde rinfrescheranno e ossigenereranno le città del futuro.

    Alcuni dicono: “Ma ci sono i condizionatori.”
    Sì, ma anche quelli surriscaldano il clima.

    In un’area verde ben tenuta, il caldo è meno asfissiante e l’ambiente più rilassante.

    Un altro aspetto è che case così alte — nove piani (le altre torri ne hanno sette) — non sono idonee alla nostra città: non è modernità, ma semplice speculazione che forse arriva da fuori.

    Arezzo, città vivibile, con questo sistema fortemente speculativo dovrà affrontare l’invivibilità e la svalutazione delle molte case vuote esistenti.

    Comprare casa oggi ai piani alti non è una soluzione ben accettata dagli aretini, e i bottegai e i ristoratori possono sempre rivolgersi ai tantissimi locali vuoti che già esistono.

    L’albergo in via Romana oscura la vista delle nostre meravigliose colline, tanto amate anche fuori dalla Toscana.

  3. Incapaci per anni a sistemare un pezzo di mura a San Domenico ma pronti a 2 torri di cemento.
    Dai cassonetti ai parcheggi a piste ciclabili assurde alle invasioni tirolesi, questi vanno a dritto senza ascoltare i cittadini, 10 anni con un bilancio penoso: hanno “amministrato” soltanto turisti e ristoranti rendendo Arezzo sempre più sporca, losca e invivibile.
    L’opposizione calce-struzzo (più struzzo che calce) assente, d’altronde se fa la conf-opposizione……

  4. Non sono contrario a prescindere . Quello che c’è adesso (da almenno 50 cinquanta anni) non mi sembra piu gradevole e accogliente di due palazzine. (Verde abbandonato sporco cilatronaggine diffusa). Un altro parco? bhe vicino ce ne sono piu di uno e forse dico forse rischia di divenbtare un luogo peggio di quello che è adesso.
    Due palazzine di nove piani? forse decisamente troppo ma due delle dimensioni non piu alte di quelle che sono intorno (mi sembra sette piani) non le vedo cosi tragiche. Se negli anni 70 poteva apparire di lusso abitare in quei palazzi oggi lo vedo quanto di piu medio ci possa essere (nota io non ci abiterei mai). Ma avete visto intrno cosa c’è? (parlo di Perugia Siena Firenze o Prato) altro che 7 piani. Suvvia fossero veramente di 7 piani non enormi in pianta (perche lo spazio non cè) io non lo vedo uno scempio… Non fossilizziamoci su prese di posizioni politiche ad Hoc!!!

  5. Ma sembra che ci sia la sindrome dell’horror vacui.
    Quell’area è così non a caso: i piani regolatori hanno dimensionato le costruzioni secondo un’ottica apprezzabile, di non cementificazione assoluta, di lasciare spazi. Forse hanno anche considerato problemi idrogeologici e altro.

    La domanda giusta da farsi è appunto:
    due altri palazzi di 9 piani?
    Non, come fai tu, “un altro parco?”. Come se le città dovessero svilupparsi per grandi cementificazioni interrotte da parchi, dove un abitante può andare a rifarsi gli occhi e prendere aria, mentre dove abita deve naturalmente vedere cemento da tutte le parti.

    A chi giova intasare quell’area se non a un’iniziativa prettamente speculativa che dà grande profitto a chi la fa, a danno di chi già abita la zona?
    Tu in quella zona non ci abiteresti mai (eppure è certo più dignitosa della media), mentre con due palazzoni in più sì?

    Il verde è sempre un valore: aria, luce, spazio, difesa dal calore.
    Prima si tagliano tutti gli alberi, poi si prevede di farci gli orti, poi si dice che tanto è un ammasso di erbacce e allora va restituita un’identità alla zona: con due palazzoni di 9 piani, i più alti di tutti.

    Ci vuole una faccia tosta, genetica, per prendere in giro la gente con queste teorie, che in fondo sono quelle stile Milano: grandi profitti per pochi e grande fregatura per chi vicino alle “operazioni” ci abita.
    E poi: “Avete visto Perugia, Siena, Firenze…”
    Sì, e abbiamo visto anche Scampia, il sacco di Palermo e i quartieri oltre il raccordo anulare a Roma… quindi adeguiamoci, per carità.

    La città è in calo demografico, come ovunque, e si costruisce da tutte le parti: alla Catona, all’ex Municchi, in via Petrarca e chissà dove altro, dopo aver fatto i discorsi di rito sul consumo di suolo zero.
    E tu che poi fai i commenti sugli alberi tagliati da tutte le parti e sui parchi lasciati in balia delle erbacce…
    Fagli ridare identità anche a quelli, allora, a suon di palazzoni.

  6. Spostiamoci la Città del Natale e tutto il resto.
    Le casette sono basse e di legno; con la Ruota al posto del Cannone si realizza sia il disarmo che il “no” al cemento. Infine, cinque anni a turno per ogni zona di Arezzo, perché il turismo non produce meno danni del cemento, anzi: li incentiva e rende solo ai pochi del settore.

    Abbiamo scherzato, sereni!
    Il mondo economico, per fortuna, non si ferma facilmente, altrimenti gli effetti in giro sarebbero davvero devastanti.

    Tornando sul punto delle due Torri, sono convinto che le faranno se la legge lo consentirà. E il responso della legge è legge: punto e stop.

    Piuttosto: è impossibile coniugare la manutenzione della città vecchia e delle periferie?
    Centri storici e periferie entrambi dignitosi e vivibili: è davvero un’utopia?

    Pretendere approcci moderni alla piaga della povertà e alla cura del disagio tossico/psichiatrico necessita di comitati? Chi osserva la città noterà che il disagio è divenuto endemico e intrusivo: basta passeggiare per incontrare di tutto, poveri esseri umani vittime di sé stessi, sopravviventi di elemosine, spaccio o piccoli furti.

    Aiutate loro e aiuterete noi.

    La regola da ricordare, per chi governa piccole realtà come Arezzo, sarebbe di non lasciarci scannare tra di noi e di gestire prima il necessario per tutti i cittadini, evitando di manipolarci con eterni progetti politico-elettorali “alla Cencio dice mal di Straccio”, favorendo élite o lobby attraverso il solito, abusato ma sempre efficace, panem et circenses.

    A tal proposito, come non ricordare il compianto Politeama? Per unicità era una struttura da vincolo delle Belle Arti, e invece fu demolito per far spazio a un Circo!
    Non è stato anch’esso un esempio di pubblico e privato… brutto? All’epoca governava la sinistra, ma molto altro è stato fatto da molti, legalmente ma terribilmente.

    Non esiste il migliore dei modi quando si introducono nuovi edifici, ma qui almeno non verrebbe demolito nulla che poteva essere utile alla comunità. E poi, sottoterra, gli Etruschi non dovrebbero esserci.

    Per favore: un po’ per uno in collo alla mamma.

  7. @DC: credo che il NO assoluto a tutto non sia il modi di far crescere una città. Quelle aree sono private quindi o il comune le espropria e a quel punto puo farci anche i giardini oppure devono produrre una rendita (purtroppo non tutti sono mecenati) Quindi o troviamo un accordo (e la parola accordo non è così disonorevole come la interpreti anche Tu) o rischiamno che per altri 50 anni quella zona resti uno schifo. 50 anni son volati da quando l’ATER IACP o come di chiamava costrui i palazzoni a 7 piani e arrivare a 100 ci vuole un battito di ciglia. Riperto non 9 piani ma un vincolo “non piu alti degli esistenti” la ritengo una soluzione consona. Parlate di consumo di suolo per uno sputo mentre quando c’era da progettare la Carbonaia li andava bene il consumo di suolo con i capannoni per le ditte. Siate coerenti

  8. Lascia perdere i ritornelli del buon senso pappagallesco che ripetono tutti i furboni d’Italia.
    Ma non lo capisci che ti prendono in giro quando, con la faccia come il culo, parlano di “ricucitura” e “riqualificazione”?

    Quelle aree sono aree verdi ad uso pubblico. Sono il residuo di terreni che, con ogni probabilità, sono stati espropriati o ceduti per edificare l’esistente—con buona remunerazione per chi ne era proprietario.

    Di cittadini proprietari di aree verdi dentro il Comune ce ne sono a bizzeffe (ce l’ho anch’io). E se, quando l’erba cresce troppo, non vado a tagliarla, chi abita intorno minaccia esposti al Comune: altro che rendita! E i palazzi, ovviamente, non me li fanno costruire di sicuro.

    Invece, secondo te l’area verde deve per forza produrre rendita. E che rendita!
    Favolosa, e a danno di chi ci abita intorno.

    Certo: il Comune potrebbe acquisirla, oppure il proprietario potrebbe venderla a qualcuno che avrebbe idee di utilizzo. Non è obbligatorio lasciarla trascurata: anche se prima sono stati tagliati degli alberi, ci saranno pure persone che la comprerebbero per farci orti, coltivazioni o zone di relax.

    Se poi tutto quel verde ti dà noia, almeno consentici di insediare una struttura leggera, non invasiva, dove si mangia e si beve al fresco, o magari qualcosa per fare sport.
    Invece: palazzine—“sì, ma al massimo di 7 piani”, dice micragnosamente Formichina—e 100 posti auto.

    Insomma:
    via il verde, dentro il cemento.
    Intasamento costruttivo, riscaldamento dell’area, più traffico per chi ci abita.
    Perché c’è qualcuno che deve avere la super rendita.

    Io, a dirla tutta, sospetto che qui non guadagni solo il proprietario.

    E poi questo discorso di Formichina: oggi la Carbonaia… ieri Firenze, Siena, Perugia… ma cosa c’entra?
    Il punto non è che è “uno sputo” di consumo di suolo:
    il punto è che non si risparmia niente, neanche un ettaro di verde miracolosamente scampato in mezzo ai palazzi.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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