Ripensando agli anni delle elementari, soprattutto agli ultimi, mi rendo conto di quanto siano stati un periodo di grande apprendimento — tra qualche scappellotto, il temuto olio di fegato di merluzzo e un crescente amore per la mia città.
Il nostro maestro, ogni settimana, dedicava un giorno intero alla storia e alle visite nelle splendide chiese del luogo. Non a caso, l’unico bel voto che presi agli esami di Stato — un nove — fu proprio in Storia dell’Arte. All’epoca non esistevano guide audiovisive, eppure oggi chiunque può visitare gli stessi luoghi con l’aiuto di tecnologie che spiegano tutto nei minimi dettagli.
Tutto questo mi porta a riflettere: che fine farà la vecchia figura del maestro o del professore? E gli ingegneri, i geometri… faranno la stessa fine dei ragionieri, sostituiti da algoritmi e intelligenze artificiali? Forse resteranno solo gli avvocati a discutere — almeno finché non arriveranno giudici “interpretativi” o sentenze generate da software decisionali.
Certo, tutto sarebbe meno ideologico, senza caste o baronati accademici. Ma allora come si valuterà il merito?
Non preoccupatevi, ci dicono: vivremo 150 anni e staremo comodamente a casa. Ma chi lavorerà? Chi produrrà? Solo automi, schiavizzati al minimo salariale?
E Landini? Tranquilli, lui la sua lauta pensione la prenderà comunque.
E io? Per ora… vado a vedere Arezzo-Campobasso!




