La corsa per la poltrona di sindaco di Arezzo è ufficialmente iniziata, anche se somiglia più a una gara di lentezza che a uno sprint elettorale. Nessuno accelera, tutti osservano, qualcuno controlla se la pista è ancora aperta.
Nel centrodestra, Marcello Comanducci torna in campo da imprenditore multitasking, mentre Giovanni Grazzini studia il bilancio cittadino con la stessa attenzione di un revisore dei conti. Lucia Tanti resta in area di rigore civica, Veneri osserva dal suo scranno regionale e Fratelli d’Italia gioca di tattica, in attesa del candidato “dal mondo delle professioni”.
Nel centrosinistra, il Pd non ha ancora deciso chi invitare al ballo: Ceccarelli in pole, ma con riserva; il dottor Stefano Tenti scalda i bisturi politici, mentre Marco Donati corre da solo, ma con entusiasmo olimpico.
Morale: la città aspetta il primo vero candidato, ma per ora il copione sembra scritto da Pirandello — tutti in scena, nessuno protagonista.
Arezzo 2026: la giostra dei candidati: tutti pronti, nessuno parte
Centrodestra e centrosinistra in perfetto equilibrio, ma senza un asso da prima pagina. Tra ipotesi, autocandidature e “ci sto ma non troppo”, la campagna parte tra nebbie e tatticismi
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