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Favole dell’abbandono: la sofferenza del cane

Una storia tenera e amara di gelosie e desideri negati tra cane e gatto, tra esclusioni e rivincite domestiche.

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Uno dice il gatto, il gatto, il gatto. E il cane? E il cane soffre.
Quel cane, in particolare, soffriva molto. Lui, sul divano, non c’era mai stato, ad esempio. Si diceva che certi cani ci riuscissero. Che ci facessero anche delle belle pennichelle. Non lui. Sempre a terra, lui. Sul pavimento freddo. E il letto? Figurarsi! Il letto! Nemmeno l’aveva mai visto, il letto. Il letto, morbido e caldo e profumato come doveva essere, era ben oltre il confine. Il suo confine.
Il suo confine? Già. Perché il gatto, coinquilino aggressivo e irresponsabile, dei confini se ne fregava.
Sai quante volte lo avevano trovato sul letto? Tante. Eppure, ogni sera, finiva sulle gambe di qualcuno. Sopra il divano. Gambe e divano, una bella accoppiata. Se la sognava la notte, il cane. Se la sognava ogni volta che chiudeva gli occhi, il cane.
E il gatto? L’aveva mai riportata una pallina il gatto? Mai.
Chi è che sta sulle gambe sopra il divano tutte le sere? Il gatto. E il cane? Il cane a cuccia. Sul pavimento freddo.
Portava lo sporco, il gatto. I topi morti (che schifo!). Ma faceva le fusa e le fusa sono una gran cosa.
Se l’era chiesto mille volte, il cane, perché i gatti, e solo i gatti, facessero quella cosa lì. Quel vibrato lì che gli faceva rizzare i peli sullo stomaco.
Quanto piacevano le fusa a tutta la famiglia!
Lui aveva la lingua. Il gatto mica ce l’aveva una lingua come la sua. Bella, ciondolante. La lingua del “ti voglio bene”. Ma non era la stessa cosa. No. Non era la stessa cosa. E non faceva le stesse macchie sul pavimento che di tanto in tanto gli facevano arrivare una ciabatta in testa. Le fusa non la facevano arrivare una ciabatta in testa. In testa al gatto. Solo grattini e carezzine e tanti bacini coi cuoricini.
Il gatto. Quanta fortuna il gatto. Aveva anche una casetta tutta sua, il gatto. Ma quale casetta! Una villa era. Un terratetto. Piani su piani. E il gatto nemmeno ce lo faceva avvicinare, lui, il cane, che aveva sempre le chiappe fredde, per via di quel dannato pavimento.
Quel giorno che il gatto fu costretto ad andare dal veterinario il cane non ci vide più. Nemmeno ci pensò, tanto fu lesto. Afferrò coi suoi bei denti la casetta… ma che dico… la villa del gatto e la portò fuori. Lì dove doveva stare. Vicino ai bidoni. Che se la portassero via. Per sempre.
Per una volta era lui a stabilire il confine. E suggellò l’evento con una goccia di saliva di cane sull’asfalto caldo. Dopo aver fatto, su quella villa, il suo bisogno.

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Gianni Micheli
Gianni Michelihttp://www.giannimicheli.it
Gianni Micheli Giornalista, scrittore, regista, attore, musicista e collezionista di storie. Sulla carta, sul web, in teatro e a scuola, ha una particolare predilezione per la scrittura creativa, la drammaturgia dedicata all’infanzia, la multiculturalità e per il teatro civile. Dal 2012 è uno degli autori della Staffetta di Scrittura Creativa organizzata da BiMed (Biennale della Scienze e delle Arti del Mediterraneo). Nel 2020 è uscito Testone il piccione, Vertigo Edizioni. Nel 2021 con Lezioni d’amore e di chitarra, Edizioni Helicon. Ha collaborato, tra gli altri, con Stefano Massini, Ottavia Piccolo, Amanda Sandrelli, Dario Brunori, Margherita Vicario, Moni Ovadia, Marisa Fabbri. È apparso sulla Rai e La7. Parte dello staff di Officine della Cultura è responsabile dell’ufficio stampa di alcuni importanti festival nazionali. È tra i fondatori dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. www.giannimicheli.it - www.giannimicheli.eu
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