Ovvero: come ignorare 2.500 musicisti e restare sereni
Nel mondo parallelo dove la musica unisce, Arezzo Wave 2025 decide di fare la cosa giusta: ospitare tutti i vincitori regionali da ogni angolo dello Stivale, manco fosse un G8 del rock emergente. Ma mentre la Fondazione Arezzo Wave Italia tira fuori i soldi di tasca propria per l’ospitalità dei giovani musicisti, chi dovrebbe dare una mano… tace.
Già dal 27 febbraio (cioè mesi fa, per chi ha perso il calendario), il presidente Valenti ha incontrato il sindaco Ghinelli per dire: “Ehi, ce la date una mano?”. E pure una bella letterina firmata da tutti i referenti regionali, come a Natale. Ma niente. Zero. Muro di gomma. Neanche un piccione viaggiatore in risposta.
Intanto, le selezioni sono partite in tutta Italia. I referenti regionali stanno lì, penna in mano, pronti a dire ai gruppi: “Sì, andrete ad Arezzo!”. Ma senza una risposta del Comune, pare brutto promettere accoglienza se poi ti tocca ospitarli nel parcheggio di un centro commerciale.
E dire che i numeri fanno impressione:
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2.500 musicisti iscritti
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1.000 band in selezione
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55.000 gruppi partecipanti nella storia del festival
Ma evidentemente, nel palazzo comunale, le priorità sono altre. Forse stanno ancora decidendo se rispondere con un pic-nic o con un comunicato stampa vintage. O magari stanno cercando Arezzo sulla mappa.
Nel frattempo, la Fondazione fa quello che dovrebbe fare un Comune: investire nei giovani, nella cultura, nella musica, nel futuro. Ma tranquilli, va tutto bene. L’importante è che l’Amministrazione possa continuare a usare il marchio Arezzo Wave come fiore all’occhiello… anche se quel fiore, ormai, lo stanno annaffiando solo altri.


