Età dell’intestino

Noi abbiamo l’età del nostro intestino, e dipende dalla qualità e quantità degli alimenti ingeriti ogni giorno.
Mangiamo ogni giorno circa due chili di cibo solido e cibo liquido.
Dove passa questo cibo lascia il suo segno sulla parete intestinale, sul sistema nervoso enterico, sul nervo vago.
Il sistema nervoso enterico registra ogni stimolazione, data dal contenuto alimentare che transita all’interno del canale intestinale.
Nulla sfugge al suo controllo perché assieme al cervello ogni informazione nutrizionale deve essere registrata per garantire equilibrio e funzioni vitali essenziali per l’intero organismo.

NEUROPLASTICITA’ ENTERICA
La qualità molecolare degli alimenti condiziona lo sviluppo o la regressione della capacità dei neuroni intestinali di produrre sinapsi, cioè collegamenti tra neuroni posti sulla parete intestinale.
Questa vitale condizione si chiama neuroplasticità enterica, cioè si forma una rete di collegamento tra i vari neuroni posti nella parete del lungo tubo intestinale. Il nostro intestino è lungo almeno cinque volte la nostra altezza.
L’intestino ha una sua immutabile struttura anatomica e fisiologica uguale all’intestino dei primi umani.
E’ l’hardware.
Il cibo è cambiato e cambierà ancora e non sempre è adatto all’intestino.
Il cibo è il software, che condiziona la nostra salute intestinale. Una errata alimentazione fa perdere la neuroplasticità enterica, si riduce la rete di collegamento tra i singoli neuroni, con il risultato di un rapido decadimento degli stessi neuroni enterici, un progressivo invecchiamento dell’intero intestino, disturbi e patologie intestinali, caduta di benessere psico-fisico e del tono dell’umore.
Il cibo errato non solo crea disturbi funzionali e patologie intestinali, ma fa invecchiare il nostro intestino.

Una persona può essere giovane in età ma avere un intestino vecchio, che compromette il sistema nervoso enterico, riduce la presenza delle fibre nervose del vago, attive sulla parete dell’intestino.
Quando il collegamento, mediato dal nervo vago, tra intestino e cervello è alterato, si va incontro al malessere psico-fisico e al decadimento cognitivo cerebrale.
Da evitare!

Noi abbiamo l’età del nostro intestino: la porta attraverso la quale entra il cibo dentro di noi.
Noi siamo responsabili del cibo ingerito.
La conoscenza genera la consapevolezza.
Mangiare è scegliere, è pensare.
Non pensiamo di risolvere la integrità e la funzionalità del nostro intestino solo attraverso i farmaci.
La qualità e la combinazione molecolare dei nostri alimenti quotidiani, dei nostri pasti condizionano l’età del nostro intestino.
Non percepiamo l’età dell’intestino perchè è un organo sotto il controllo del sistema nervoso autonomo, così chiamato perchè svincolato dalla nostra volontà.
Ma il cibo dove passa nel lungo tragitto intestinale lascia il suo segno.
Sta a noi scegliere il cibo più adatto al nostro intestino.
Chi vuole verificare la sua salute intestinale può eseguire la ricerca della calprotectina nelle feci.
Se superiore al valore 100, occorre cambiare con rapidità il proprio modello alimentare.

Pierluigi Rossi
Laureato in Medicina Chirurgia è Specialista in Scienza della Alimentazione, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva. E’ stato Primario presso la ASL di Arezzo, Servizio Sanitario della Toscana, per 22 anni, Direttore della U.O. Direzione Sanitaria della stessa ASL, dove ha creato e diretto Ambulatorio di Nutrizione Clinica. Docente dal 1995 al 2009 di Scienza della Alimentazione presso la Università degli Studi di Siena. Docente (a.c.) presso la Università degli Studi di Bologna. E’ autore di un considerevole numero di ricerche scientifiche pubblicate in riviste italiane ed internazionali. Autore di libri. Ha fondato la Scuola di Alimentazione Consapevole, dirige e insegna in Master e Corsi di Nutrizione Clinica a medici, biologi, farmacisti e personale sanitario in molte città italiane e all’estero. Ha elaborato il Metodo Molecolare (Dieta Molecolare) che supera il calcolo giornaliero delle Calorie, considerato un artefatto scientifico perché il corpo umano utilizza per il suo lavoro metabolico solo energia chimica (ATP) e non certo il calore.

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