Fisioterapisti, quelli che mettono le mani sul Covid

Dal posizionamento del paziente alla sua riabilitazione, dall’ospedale alle cure intermedie ed infine a casa: i compagni di viaggio sulla strada della guarigione.

“Siamo entrati in degenza Covid un anno fa ed abbiamo trattato il nostro primo paziente il 15 aprile 2020.
Da allora ne abbiano seguiti 553.
Anche per la nostra professione, il lavoro è cambiato”.

Emiliano Ceccherini è il Direttore della Riabilitazione Funzionale di Arezzo: “fisioterapisti e logopedisti, che fanno parte del Dipartimento delle professioni tecnico sanitarie, della Riabilitazione e della Prevenzione, sono ormai stabilmente nella degenza Covid del San Donato.
Il senso del nostro lavoro è la riattivazione funzionale che, integrandosi con il percorso di cura, ne potenzi gli effetti, permettendo un recupero più veloce consentendo così degenze più brevi.

Lavoriamo in un gruppo composto da medici, psicologi, infermieri e operatori socio sanitari.
Questi pazienti manifestano ulteriori criticità rispetto a quelli allettati negli altri reparti per acuti: sindrome da Distress respiratorio acuto, stanchezza, debolezza e dolore muscolare e dolore poli-articolare, un senso di grande spossatezza e presentano spesso perdita dell’olfatto e del gusto.
Tutto il corpo è interessato e non solo l’apparato respiratorio”.
Non da meno è la parte psicologica: “essendo pazienti fragili presentano depressione, paura, senso di abbandono e insicurezza con la percezione di non potercela fare.
Ecco, quindi, l’importanza dello psicologo all’interno del gruppo.

La mattina, dopo l’incontro con i medici della degenza Covid, entriamo nei reparti con visiera, mascherina, doppi guanti, tuta e tutti i dispositivi di protezione necessari – ricorda Ceccherini.
Questi strumenti indispensabili per la sicurezza rendono il nostro lavoro complesso e faticoso in quanto usiamo le mani ed il corpo per una durata che va dalle 4 alle 6 ore al giorno”.
Ore dedicate a far passare il paziente dalla posizione supina a letto alla deambulazione fino a riacquisire le autonomie necessarie alla normale vita quotidiana.
“In questa ondata Covid, in accordo con il Direttore di Pneumologia, abbiamo introdotto il posizionamento prono sin dai primi giorni di degenza dei pazienti non sedati, per facilitare il superamento della fase acuta e per la prevenzione del danno polmonare.
Sistemare il paziente in questa posizione non è semplice, anche per la presenza degli alti flussi di ossigeno con il casco ed altri Device.
Abbiamo anche introdotto telini ad alto scorrimento che hanno sostituito le tradizionali ‘traverse’”.

Il rapporto con ogni nuovo paziente deve superare alcuni ostacoli.
“Il primo è la naturale paura – ricorda Ceccherini – perché non sanno chi siamo e non ci conoscono.
Per facilitare il riconoscimento scriviamo sulle tute il nostro nome e la nostra professione e ci presentiamo ricercando il contatto visivo.
In questo modo inizia un rapporto che cresce d’intensità giorno dopo giorno.
Noi passiamo molto tempo con loro.
Spesso sono anziani e questo rende la relazione umana ancora più importante: sono soli, lontani dalla famiglia e dagli amici.
Nel tempo della riabilitazione c’è spazio e modo per parlare e raccontare.

Abbiamo registrato anche una sorta di differenza generazionale: i giovani o comunque i meno anziani sono interessati di più all’aspetto tecnico del nostro lavoro: vogliono capire quando usciranno, quando potranno di nuovo correre o fare sport.
Hanno veramente fretta di uscire e di riacquisire le capacità fisiche che avevano prima di ammalarsi, viceversa gli anziani, più fragili, cercano maggiormente il calore umano, l’attenzione, l’ascolto e qualche parola di conforto”.

Il rapporto tra il paziente Covid e il fisioterapista non termina all’uscita dal San Donato. “Continuiamo a seguirlo sia che vada a casa che in cure intermedie – ricorda Ceccherini.
Siamo infatti presenti alla Fratta e a Foiano e facciamo parte delle USCAR nelle quali il fisioterapista diviene parte integrante delle le unità speciali di continuità assistenziale che seguono i pazienti Covid positivi a domicilio”.
Ospedale e territorio sono quindi due costanti del lavoro di fisioterapisti e logopedisti.

“Il Covid non ha diminuito il nostro lavoro ordinario sia nei reparti ospedalieri per acuti, dove il nostro intervento si integra con il percorso di cura del paziente, che nel reparto di Riabilitazione Intensiva Ospedaliera (codice 56) dove svolgiamo sia l’attività di riabilitazione motoria, cognitiva e della deglutizione sui pazienti che quella di Counseling riabilitativo per i loro familiari e caregiver, insegnando loro manovre e tecniche da applicare a casa a chi rientra dall’ospedale.
Valutiamo e proponiamo, inoltre, gli ausili e facciamo tutto quanto è possibile per ridurre i tempi di degenza in modo da consentire alle persone di rientrare nella loro casa”.

Redazione
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