Arezzo Fano, il commento di Marco Rosati

L’immagine più bella di questa giornata è quella del 96’ subito dopo il pari di Cutolo.
Un mucchio umano, informe, che sprizza gioia da ogni parte.
La panchina, dove sino a pochi secondi prima quei corpi erano inermi e depressi, lasciata sola, vuota.
Vogliamo partire proprio da questa immagine, da questa unità che dice tanto più di un punticino strimizzito agguantato all’ultimo secondo dopo una gara di certo non perfetta e che, anzi, di dubbi ne ha forse aggiunti anziché dissiparne.

E dobbiamo riconoscere a Camplone la difficoltà di dover gestire un periodo (quasi un intero mese) nel quale ogni tre giorni la squadra è chiamata in campo dopo 20 giorni di inattività causa COVID.
E allora ecco che anche le scelte di inizio gara, che in un primo momento non abbiamo compreso, hanno un loro perché.

Lo dice l’allenatore in conferenza stampa “.. dobbiamo essere attenti a non rischiare i giocatori, capaci a gestirli ed evitargli infortuni che potrebbero pregiudicarne l’utilizzo per diverso tempo”.

Poi l’Arezzo ci mette sempre del suo subendo la rete nell’unica occasione concessa, nell’intera gara, agli avversari.

Ed è pur vero che gli amaranto hanno stazionato quasi sempre nella metà campo avversaria ma poi, al momento di finalizzare, si vedevano tutte le pecche di una formazione nella quale, la davanti, qualche cosa mancava.
Cerci non è ancora al 100% e forse neppure al 50%.

Cammina più che correre ma quando ha la palla e, soprattutto, quando batte calci d’angolo o punizioni, la sua classe sopraffina si vede tutta.
Battute sempre forti e tese che mettono in difficoltà le difese avversarie (ma anche i compagni abituati forse a cross alti e lenti, quelli usuali in categoria).

Luciani e Foglia, la vecchia guardia, che stanno, piano piano, riprendendo la forma atletica migliore.
La forma atletica, appunto.
L’Arezzo che gioca ogni tre giorni riesce a dare tutto sino all’ultimo secondo, nel bene (oggi) ma anche quando le cose non vanno per il meglio.
Testa e gambe non mancano, nonostante tutto.
E le sostituzioni, che oggi hanno cambiato le sorti della gara.

Di Paolantonio e Cutolo avevano necessità di riposo.
Sono entrati nel momento giusto e sono risultati decisivi.
Hanno preso la squadra per mano.
La rovesciata del capitano avrebbe meritato la gioia del goal, che però è arrivata all’ultimo assalto e Di Paolantonio non ha sbagliato una palla.
Il suo estro è stato determinante non solo nel passaggio , assist, del goal ma anche poco prima.

Ed i compagni ne hanno tratto solo benefici.
Un punto che “smuove” la classifica, come si suol dire, che serve più per il morale che per a risalirla. Per quella servivano solo i tre punti ma il pari, oggi, è stato fondamentale.
Per come è arrivato, per quanto l’Arezzo non avrebbe meritato, in alcun modo, la sconfitta perché ottenuto all’ultimo secondo.

Ancora due gare prima della pausa.
Vis Pesaro domenica (con diretta Teletruria) e mercoledì il Legnago in casa.
Ancora due scontri diretti.
Terminiamo da dove abbiamo cominciato, dall’informe mucchio di corpi sudati e festanti abbracciati dopo il goal di Cutolo e da quella panchina lasciata vuota per gioire tutti assieme.
Da questa forza di essere squadra che sarà l’arma in più per vincere il nostro campionato.

Le foto della partita

Marco Rosati
Prediligo chi pone e si fa domande ed ho terrore di chi ha solo certezze. Non riesco a saziare la mia curiosità. Mi ritengo un “giovane con esperienza” ma, quando ero adolescente, consideravo coloro che oggi sarebbero miei coetanei “vecchi matusalemme”. Ho fatto studi tecnici ma sono appassionato di storia e delle materie umanistiche in genere. Insomma sono un po’ (eufemismo?) complesso.

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