Arezzo una citta’ dalle mille ombre

No, Arezzo non è solo la città di Piero della Francesca e di un passato che l’ha resa ricca di storia e di cultura.

Questa città, più recentemente, è anche il luogo di mille ombre che la rendono triste, priva di uno sguardo verso il futuro.
Troppi personaggi ambigui hanno attraversato queste strade senza che i cittadini abbiano preso coscienza del pericolo che tutta la città corre.

Basterebbe ricordare che proprio oggi di quattro anni fa, Bancaetruria fu dichiarata insolvente per bancarotta fraudolenta, facendo emergere un pantano di mediocrità che mise a nudo connivenze e responsabilità, creando un danno irreversibile a tutto il territorio.

Che fine hanno fatto le lotte intestine tra Opus Dei e massonerie varie?
Dove sono finiti i personaggi che hanno tradito i principi che sulla carta di quelle associazioni dovevano “portare sviluppo e civiltà”?

Tutti ritornati nell’ombra!

Del resto proprio ieri è stata dichiarata chiusa l’inchiesta sui mandanti della strage di Bologna:
“Fu organizzata e finanziata dalla P2 di Gelli (nostro concittadino illustre, vero sindaco Ghinelli?)”.

Oggi abbiamo una giunta comunale dove sono indagati personaggi politici importanti, società partecipate presiedute da amici degli amici, ma la città, ora come allora, si entusiasma di più per l’intemperanza di qualche immigrato.

Sembra che in questo territorio non sia solo la povera Guerrina ad essere sparita ma anche la capacità di indignarsi e di porre un freno alla decadenza civile ed economica.

In questo contesto abbiamo l’arcivescovo Fontana che, senza averne l’autorità, vieta le foto ai volti di chi prega la Madonna del Conforto.
E quelli che pregano San Donato o qualche altro santo?

Forse per salvare questa città dal malaffare e dall’idiozia ci vorrebbe davvero un miracolo.

 

 

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

1 COMMENTO

  1. Il luogo simbolo di questa «città dalle mille ombre» potrebbe considerarsi lo spazio verde innanzi Palazzo Pretorio (dove per cinquecento anni sono state anche le carceri), volgarmente: i giardini del Praticino. Proprio qui, nell’«Acropoli Fascista» di Arezzo, s’inaugurò nel 1936 un’«arca» dedicata ad Aldo Roselli, «attivista del fascismo … uno dei non pochi giovani delle scuole superiori aretine che partecipano alle spedizioni delle squadre fasciste del 1921- ’22».
    Pochi anni fa, una parte di questi giardini diventa: «Largo Ivan Bruschi», certamente fondatore della Fiera Antiquaria e probabilmente “tessera 395” della P2.
    Due giorni fa, un’altra parte di questi giardini diventa: «Passaggio 6 maggio 1799», certamente una data memorabile nella storia di Arezzo e altrettanto certamente rappresentativa per alcuni campanilisti postisi velocemente alla sequela di recenti studi storici sul «Viva Maria»; quasi che ciò – il porsi a sequela – possa essere mezzo per ottenere patenti culturali e attenzioni mediatiche utili a mascherare la propria faziosità.
    E, a mo’ di congiunzione conclusiva, in futuro? Potrà darsi il caso che un altro ritaglio di questi giardini riceva la denominazione toponomastica: «Licio Gelli»?…

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