Banca Etruria: 21 milioni di euro all’Armando, mica noccioline…

Armando Verdiglione ha totalizzato 14 anni e 4 mesi di carcere per reati vari.

È stato condannato a quattro anni e due mesi nel 1986 per truffa, tentata estorsione e circonvenzione di incapace.
Nel 1992 dopo un patteggiamento è stato condannato a un anno e quattro mesi.
Nel 2015 è stato di nuovo condannato in primo grado a nove anni (e la moglie a sette) per associazione a delinquere, frode fiscale, truffa alle banche e allo Stato.
In tale occasione ha causato sofferenze bancarie per 73,4 milioni: 18,3 sono in capo a “Intesa Sanpaolo” altri 25,9 milioni a”Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio”.
“Truffa, tentata estorsione e circonvenzione di incapace”.

Nel 1985 Armando Verdiglione è al centro di una serie di vicende giudiziarie (“Affaire Verdiglione”) relative all’attività sua, della sua “Fondazione” e dei suoi collaboratori.
Nel 1986 viene condannato a quattro anni e due mesi di reclusione per Truffa” “Circonvenzione di incapace” condanna che passa in giudicato nel marzo del 1989 su Secondo processo (1989).

Dopo la condanna in Cassazione del 1989, la vicenda giudiziaria apertasi nel 1985 si conclude con il rinvio a giudizio per i capi di imputazione stralciati in occasione del primo procedimento giudiziario con il definitivo patteggiamento nel 1992 a una pena di un anno e 4 mesi e indennizzi di oltre 3 miliardi di lire a ex allievi.

Evasione fiscale (2011)

Nel giugno 2011 si concludono le indagini della Guardia di Finanza coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano: Verdiglione viene indagato per evasione fiscale in relazione all’emissione di fatture false, e appropriazione indebita.
A seguito della richiesta avanzata dalla Procura di Milano, due dimore storiche riconducibili al professore (tra cui la sopracitata Villa San Carlo Borromeo di Senago) per ordinanza del Gip vengono poste sotto sequestro preventivo, pur mantenendone la disponibilità.

A meno di tre settimane di distanza il Tribunale del Riesame di Milano annulla i decreti di sequestro concessi dal GIP Cristina Mannocci al PM Bruna Albertini, e restituisce gli immobili alle proprietà, in quanto non sussiste l’accusa di evasione fiscale.
Si tratterebbe invece di neutralità fiscale, in quanto l’IVA dovuta sarebbe sempre stata pari a zero (in base alle conclusioni del giudice, sarebbero state emesse fatturazioni fittizie – ma regolarmente pagate – tra società facenti capo a Verdiglione, allo scopo di ottenere crediti presso gli istituti finanziari, potendo esibire bilanci dai quali risultano entrate ingenti, in realtà fasulle).

Associazione a delinquere finalizzata a frode fiscale e truffa allo stato (2012)

Le vicende giudiziarie di Verdiglione non risultano concluse: il 24 maggio 2012 la giudice Laura Marchiondelli rinvia a giudizio Armando Verdiglione per associazione a delinquere finalizzata a frode fiscale e truffa allo Stato.

Nel dicembre 2015 viene condannato a nove anni per i reati di associazione a delinquere finalizzata a frode fiscale, truffa alle banche e truffa allo Stato.
Nel medesimo processo vengono emesse condanne anche a carico della moglie Cristina Frua De Angeli e di due sue società, intanto fallite. Viene altresì disposta la confisca, fino ad un valore equivalente rispettivamente di 100 milioni e 10 milioni di euro, di beni come la storica dimora trecentesca Villa San Carlo Borromeo a Senago con 10 ettari di parco.

Nel maggio 2017, la sentenza di secondo grado conferma la prima.

Il testo soprastante è ripreso da Wikipedia dove basta cercare la voce Armando Verdiglione.

Ecco, a questo signore (sotto forma di società a lui riconducibile) Banca Etruria nell’agosto (agosto!) 2008 concesse un mutuo di 21 milioni di euro in 15 giorni. Naturalmente persi per sempre insieme agli interessi.

Son cose che rallegrano, soprattutto quegli artigiani e commercianti che nel corso del tempo si sono visti negare dalla stessa banca prestiti o mutui da poche decine (e anche meno) di migliaia di euro.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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