Elezioni farsa per una Provincia fantasma

Mercoledì scorso si sono svolte le elezioni del consiglio e del nuovo Presidente della Provincia.
Al di la del risultato, che ha visto vincitrice la sindaca di Montevarchi Chiassai, quel che colpisce è che la Provincia ha dato un segno di vita dopo essere stata accoppata.

L’ex ministro Del Rio ci aveva annunciato, insieme all’allora presidente del consiglio Renzi, che le province erano state abolite.
Poi è successo che nessuno ha voluto accollarsi l’onere di provvedere alla manutenzione delle scuole e delle strade di competenza e allora le province sono rimaste vive a metà.

Sono degli zombie che vagano per il territorio italiano solo per quel motivo.

E come si eleggono oggi (sempre grazie a Renzi e Del Rio) i consiglieri e i presidenti? facendo votare i consiglieri comunali del territorio provinciale.
Ma non è che un voto vale uno, come diceva un tempo ormai preistorico il movimento 5 Stelle, bensì il consigliere comunale di Talla, per fare un esempio, vale 1, mentre quello di Arezzo vale 10.
Questo perché Arezzo è molto più popolosa di Talla.

Si considerano meno i voti di periferia.

Quindi non solo si proroga all’infinito la vita delle province, ma si smette di far votare il presidente alla popolazione preferendo ricorrere ai politici. Stiamo così rinunciando alla democrazia vera.

Se poi c’è qualche consigliere che vota come nella scheda della foto denunciando la propria ignoranza, si perde mezzora buona per decidere se il voto è valido oppure no.

Chi lo ha espresso non è certo valido, e il voto nemmeno, ma manca la materia vera del contendere: la Provincia.
Non si può chiamare così un ente che si limita alla manutenzione (peraltro importantissima) di strade e scuole.
Facciamo un ente per la manutenzione, un ESS (Ente per le Strade e le Scuole) e facciamola finita con le province, oppure rendiamo loro dignità e facciamole operare di nuovo in ambito culturale, paesaggistico ecc.

Ah, dimenticavo… le province non ci sono più, si sono accorpate e sono diventate maxi aree… ma quando, come e perché?

Povera Italia.
Ma poi, dov’è nata la Silvia Chiassai?
A Firenze…

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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