Quarantacinque euro per assistere questa sera al concerto dei Subsonica e una domanda che, ad Arezzo, ha già iniziato a rimbalzare più veloce del basso di “Tutti i miei sbagli”: quanto dovrebbe costare al cittadino un evento sostenuto anche attraverso risorse pubbliche?
La serata di punta del Mengo Music Fest ha riacceso il confronto con la stagione di Arezzo Wave, quando sul palco aretino arrivavano artisti come Jovanotti, Gianna Nannini, Negramaro, Tricky e molti altri, spesso con ingresso gratuito.
Da una parte, dunque, il ricordo di un grande festival finanziato anche con contributi istituzionali ma accessibile senza biglietto. Dall’altra, una manifestazione contemporanea sostenuta da enti e sponsor, che per alcuni appuntamenti propone ingressi a pagamento.
Il paragone è inevitabile, soprattutto in una città dove la memoria musicale è ancora parecchio allenata. Però non basta mettere accanto uno zero e un 45 per ottenere automaticamente un bilancio economico.
Arezzo Wave e Mengo appartengono infatti a periodi diversi e possono avere costi, dimensioni, finanziamenti, servizi e modelli organizzativi differenti. Per capire se il confronto regga davvero occorrerebbe conoscere con precisione l’ammontare dei contributi pubblici ricevuti, la destinazione delle somme, i costi sostenuti e la quota coperta dalla vendita dei biglietti.
Il tema, comunque, resta legittimo: quando un evento culturale riceve denaro pubblico, quale beneficio diretto viene restituito alla comunità? Un cartellone più importante? Servizi gratuiti? Prezzi calmierati? Oppure semplicemente la possibilità che il festival venga realizzato?
Domande che meritano risposte trasparenti, senza trasformare ogni contributo in uno scandalo e senza considerare ogni biglietto una tassa aggiuntiva. Perché organizzare un grande concerto costa, ma anche il cittadino, tra finanziamento pubblico e ingresso, vorrebbe almeno sapere quante volte sta passando dalla cassa.
Il concerto dei Subsonica resta uno degli eventi musicali più attesi dell’estate aretina. Ma insieme alle luci del palco si è accesa anche un’altra cosa: il confronto tra due epoche, due festival e due idee diverse di cultura finanziata.
E quello, almeno per ora, è gratuito.


