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📄 FONTE comunicato stampa Confartigianato Arezzo
In Casentino il treno s’è fermato per lavori, ma l’economia dovrebbe continuare a viaggiare come nulla fosse. Possibilmente puntuale, sorridente e senza disturbare. Una di quelle meraviglie organizzative che riescono soltanto quando gli orari li prepara chi, con ogni probabilità, al lavoro ci va in macchina.
Da metà giugno e fino all’8 agosto, la linea ferroviaria tra Arezzo e Rassina è interrotta per consentire il potenziamento dell’infrastruttura. I treni sono stati sostituiti dagli autobus, mentre il servizio ferroviario prosegue regolarmente tra Rassina e Pratovecchio Stia.
Sulla carta, tutto torna. Nella vita vera, invece, tornano tardi i dipendenti.
A raccogliere le proteste delle imprese sono Giordano Cerofolini, presidente di Confartigianato Casentino, e Marco Bacci, responsabile delle relazioni istituzionali e dello sviluppo territoriale della zona. Le segnalazioni riguardano ritardi frequenti, coincidenze saltate e corse poco compatibili con i turni di lavoro.
«Comprendiamo la necessità dei lavori», spiega Cerofolini, «ma il servizio sostitutivo deve tenere conto delle esigenze reali di chi utilizza il trasporto pubblico per raggiungere il posto di lavoro».
Tradotto dal linguaggio istituzionale: va bene sistemare i binari, ma sarebbe gradito non sfasciare nel frattempo gli orari delle aziende.
Le difficoltà maggiori ricadono sulle attività che devono garantire aperture, turnazioni e servizi continuativi. Alberghi, ristoranti e imprese turistiche risultano particolarmente penalizzati proprio durante l’estate, quando il Casentino accoglie più visitatori e avrebbe bisogno di personale presente, non disperso tra una fermata e una coincidenza che ha già levato le tende.
I punti più critici sarebbero Capolona, Subbiano e Rassina. Qui, quando l’autobus sostitutivo arriva in ritardo, il mezzo successivo non sempre aspetta. Perché la coincidenza, evidentemente, è un concetto filosofico: esiste, ma non necessariamente nello stesso momento del passeggero.
«Nel migliore dei casi il lavoratore arriva tardi», sottolinea Bacci. «Negli altri deve trovare autonomamente una soluzione alternativa».
Che solitamente significa telefonare a parenti, colleghi, amici o santi protettori degli autisti, mentre il datore di lavoro osserva il turno vuoto e medita sulle magnifiche sorti del trasporto integrato.
Confartigianato chiede alla Regione Toscana, a TFT, a LFI e ai responsabili degli autobus sostitutivi di aumentare le corse nelle fasce di ingresso e uscita dal lavoro, rivedere gli orari sulla base dei turni effettivi, garantire le coincidenze e monitorare quotidianamente i ritardi.
Viene inoltre richiesta una comunicazione più tempestiva agli utenti e, nelle ore più utilizzate, l’introduzione di collegamenti diretti. Richieste rivoluzionarie come far arrivare le persone dove devono andare all’ora in cui devono arrivare.
«Non chiediamo di mettere in discussione i lavori», concludono Cerofolini e Bacci, «ma di correggere rapidamente le criticità del servizio».
Perché il potenziamento della ferrovia è certamente importante. Ma nel frattempo sarebbe utile evitare che il Casentino venga collegato ad Arezzo attraverso un’appassionante caccia al tesoro tra autobus, fermate diverse e coincidenze già partite.




