Salvini ad Arezzo per farci incazzare

Meno male che Salvini c’è.
E’ arrivato per la terza volta ad Arezzo in pochi mesi perché ci deve raccontare che la Banca Etruria l’hanno distrutta Renzi e i suoi.
Ma a cosa ci serve un simile racconto?
A farci il sangue più amaro e a risolvere zero.

Soprattutto perché noi aretini sappiamo che a distruggere banca Etruria sono stati Faralli, Fornasari e i loro direttori vari, gente messa lì dalla massoneria (il primo) e dai cristiani in politica (qualcuno dice l’Opus Dei) il secondo.

E’ l’ora che qualcuno lo dica che sono stati i favori in euro concessi agli amici la vera disgrazia della nostra banca. E bisogna che qualcuno dica che il rimedio tentato era peggio della malattia incurabile… Il PD c’entra come il cavolo a merenda (da noi si utilizza un detto che riguarda le quarant’ore, ma per decenza non si può scrivere).

Caro Salvini, proponici qualcosa di serio, invece di farci incazzare e basta! 
Le palle ci girano abbondantemente da soli…

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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