La sede provinciale di Fratelli d’Italia ad Arezzo è stata imbrattata con la scritta “Fasci appesi”. Il gesto è stato denunciato lunedì 10 agosto dal coordinatore comunale del partito, Mirko Latorraca, attraverso un post pubblicato su Facebook.
Ad Arezzo il confronto politico ha dunque raggiunto una nuova, altissima vetta: esauriti gli argomenti, qualcuno ha convocato il pennarello. Un sistema rapido, economico e soprattutto perfetto per chi considera la grammatica democratica una fastidiosa perdita di tempo.
La scritta è comparsa direttamente sulla targa della sede. Un messaggio che non contiene una critica, una rivendicazione politica o almeno una proposta per sistemare le buche: soltanto un richiamo alla violenza che riesce nell’impresa di essere contemporaneamente minaccioso, vigliacco e graficamente mediocre.
Latorraca ha espresso «tutto il proprio disappunto», sottolineando che non si tratta soltanto di un atto vandalico, ma di una forma di dissenso che richiama «odio, violenza e persino l’augurio della morte nei confronti dell’avversario politico».
Il coordinatore comunale ha invitato a non considerare l’accaduto una questione esclusiva di Fratelli d’Italia: l’intolleranza politica, ha osservato, dovrebbe preoccupare tutti indipendentemente dal colore della tessera, della bandiera o del pennarello utilizzato.
«La democrazia è anche rispetto dell’avversario», ha scritto Latorraca, ribadendo che il partito continuerà a essere presente e a fare politica senza lasciarsi intimidire.
Ed è proprio questo il punto: si può contestare Fratelli d’Italia, il Governo, l’opposizione, la maggioranza, il condominio e perfino chi mette l’ananas sulla pizza. Ma tra una critica feroce e l’evocazione di persone appese passa quella piccola differenza che separa il dissenso politico dalla minaccia.
Adesso resterà da individuare l’autore. Nel frattempo la targa potrà essere ripulita. Per il dibattito pubblico, invece, potrebbe servire un prodotto un po’ più potente.
Magari l’educazione civica.


