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L’acqua c’è, i tubi un po’ meno: Montedoglio guarda i campi e aspetta la coincidenza

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L’acqua c’è, i tubi un po’ meno: Montedoglio guarda i campi e aspetta la coincidenza

Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
📄 FONTE comunicato stampa Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno

In Alto Valdarno l’acqua c’è. È nei bacini, negli invasi, nei progetti, nelle relazioni tecniche e probabilmente anche in qualche faldone rilegato con cura. Il problema è che, per arrivare alle aziende agricole, dovrebbe trovare una rete irrigua abbastanza estesa da non fermarsi a metà strada a chiedere informazioni.
È questo il paradosso emerso dal confronto tra il Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno e le organizzazioni agricole delle province di Arezzo e Siena: la risorsa idrica non manca, ma le infrastrutture per distribuirla sono ancora insufficienti.

Tradotto dal linguaggio istituzionale: abbiamo l’acqua, abbiamo i campi, abbiamo pure il cambiamento climatico. Mancano i tubi.

E non è un dettaglio.

Le siccità durano più a lungo, le piogge arrivano tutte insieme come certi parenti alle feste e le temperature continuano a salire. Così la gestione dell’acqua non può più limitarsi alla difesa dal rischio idraulico. Bisogna anche conservarla, distribuirla e portarla alle imprese agricole quando serve davvero, cioè possibilmente prima che il raccolto assuma la consistenza di un reperto archeologico.

Il territorio può contare sull’invaso di Montedoglio, uno dei bacini più importanti dell’Italia centrale, costruito proprio per sostenere l’agricoltura. Eppure la rete di distribuzione resta incompleta e solo una parte dell’acqua disponibile riesce a raggiungere le aziende.

Montedoglio, insomma, è pieno di buone intenzioni e di acqua. La rete, invece, continua a presentarsi a rate.

Il Consorzio rivendica un ruolo centrale anche sul fronte irriguo, dopo quello già svolto nella manutenzione dei corsi d’acqua e nella prevenzione del rischio idraulico. Sul tavolo ci sono alcuni interventi considerati strategici.

Il Distretto Irriguo 8 è stato finanziato con risorse regionali del Programma di sviluppo rurale. Il primo lotto del Distretto Irriguo 23, destinato alle aziende agricole di Foiano della Chiana, è invece entrato in funzione nelle ultime settimane grazie a finanziamenti ministeriali.

Un primo passo, certo. Ma per completare il progetto serviranno altri 40 milioni di euro. Il Consorzio punta a ottenerli attraverso la firma del Dpcm predisposto dal commissario straordinario nazionale per la crisi idrica, nel quale l’opera è già stata inserita tra gli interventi strategici nazionali.

Quindi il progetto c’è, i soldi forse, la firma deve arrivare e l’acqua, nel frattempo, cerca di non evaporare per educazione istituzionale.

C’è poi il progetto da circa 39 milioni di euro per i distretti irrigui 38 e 39 nel Comune di Montepulciano, già validato tecnicamente e inserito nella programmazione nazionale delle opere prioritarie.

Ma le richieste del territorio non si fermano qui. Servono ampliamenti in Valdichiana, nuove reti nelle zone ancora escluse, il potenziamento del sistema irriguo della Valtiberina e una gestione più efficiente su tutto il comprensorio.

Consorzio e associazioni agricole parlano anche di una nuova cultura dell’acqua, fondata sulla programmazione e sulla capacità di prevenire i conflitti tra i diversi utilizzi.

Che sarebbe già un passo avanti notevole rispetto alla vecchia cultura italiana dell’acqua: accorgersi che manca quando il terreno è spaccato e poi convocare un tavolo.

CIA, Coldiretti e Confagricoltura condividono la necessità di fare squadra e accelerare sugli investimenti. Massimiliano Dindalini, direttore di CIA Arezzo, sottolinea la necessità di aumentare le superfici irrigate e rafforzare il ruolo del Consorzio nello sviluppo dell’agricoltura.

Raffaello Betti, direttore di Coldiretti Arezzo, richiama l’urgenza di strategie comuni, mentre Simone Solfanelli, direttore di Coldiretti Siena, chiede che il sistema della bonifica diventi sempre più capace di fornire risposte concrete anche nella distribuzione collettiva dell’acqua.

Carlo Bartolini Baldelli, presidente di Confagricoltura Arezzo, insiste invece sulla necessità di estendere le reti ai territori ancora non serviti, per proteggere le imprese dalla siccità e offrire maggiori possibilità di sviluppo.

La presidente del Consorzio Serena Stefani ricorda che l’acqua non serve solo a produrre cibo, ma anche a conservare il paesaggio, tutelare l’ambiente e sostenere l’economia. Per questo chiede investimenti più rapidi, il completamento delle reti e nuovi invasi, compreso quello previsto sul torrente Ambra.

Infine il direttore generale Tulio Marcelli pone il tema del costo dell’acqua, spiegando che si sta lavorando per rendere l’irrigazione collettiva più conveniente e accessibile alle aziende.

Perché va bene costruire i tubi, ma se poi aprire il rubinetto costa come comprare il campo accanto, l’agricoltore continuerà a guardare il cielo. Che resta il sistema irriguo più antico del mondo, ma anche quello con il servizio clienti peggiore.

Il messaggio che esce dal comunicato, comunque, è chiaro: l’acqua c’è, gli strumenti tecnici pure e i progetti sono già sul tavolo. Ora servono investimenti, decisioni e tempi certi.

In pratica manca solo la parte che, in Italia, tende sempre a richiedere più acqua di tutte: far partire davvero i lavori.

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