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domenica, Marzo 15, 2026
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Arezzo, sequestrato impianto abusivo per il trattamento di rifiuti speciali pericolosi

Operava senza autorizzazioni regionali e senza adeguate misure ambientali: disposto il sequestro preventivo per fermare un’attività ritenuta pericolosa per ambiente e salute pubblica

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Arezzo hanno eseguito il sequestro preventivo di un impianto abusivo destinato alla raccolta, al trattamento e allo smaltimento di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi.

L’operazione è il risultato di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Arezzo e condotta dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria, con il supporto dell’Arma territoriale. Gli accertamenti hanno fatto emergere l’esistenza di una struttura operante in modo completamente irregolare, che recuperava e rivendeva materiali cosiddetti “nobili” – tra cui rame, ferro, ottone e altre leghe – generando un ingiusto profitto e creando concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano nel rispetto della normativa.
L’inchiesta ha preso avvio da precedenti verifiche relative ai conferimenti presso l’isola ecologica del Comune di Arezzo, dove possono accedere esclusivamente cittadini privati e aziende regolarmente accreditate.

Nel dettaglio, l’attività investigativa ha riguardato un’impresa ritenuta punto di riferimento nel settore degli sgomberi, della raccolta e del recupero di rifiuti, nonché nella vendita di oggetti di pregio, grazie a una rete di contatti sviluppata con soggetti pubblici e privati anche oltre il territorio del capoluogo aretino.

Secondo quanto ricostruito, la ditta operava in assenza della necessaria autorizzazione regionale all’esercizio del ciclo produttivo, mai rilasciata dalla Regione Toscana. L’impianto, inoltre, sarebbe risultato privo delle misure minime obbligatorie per limitare l’impatto ambientale delle lavorazioni su aria, suolo e acque superficiali, con potenziali rischi per l’ambiente e la salute pubblica.

Le attività tecniche svolte hanno consentito di ricostruire in modo dettagliato i flussi di materiali in entrata e in uscita, quantificando l’entità degli affari illeciti e del profitto conseguito. La condotta, definita abituale, crescente e protratta nel tempo, ha portato il Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura aretina, a emettere un decreto di sequestro preventivo dell’impianto, eseguito dai Carabinieri, al fine di impedire la prosecuzione delle attività illecite.

L’indagine ha coinvolto, seppur indirettamente, anche alcune ditte di autodemolizione operanti in Valtiberina e Valdichiana.

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