Via Salvadori, Arezzo. Piove, è buio, c’è pure la transenna messa lì apposta, con tanto di divieto d’accesso che dice “NO, TU DI QUI ‘UN CI PASSI”.
E invece no.
Lui passa.
Contromano.
Con calma.
Come se fosse il vialetto di casa sua e la transenna un’opinione.
La foto parla chiaro: l’auto aggira l’ostacolo con l’eleganza di un cinghiale in amore, ignorando segnaletica, senso di marcia e – dettaglio trascurabile – il Codice della Strada. Perché ad Arezzo, si sa, i cartelli son consigli, le rotonde enigmi irrisolti e la precedenza… un concetto filosofico.
Come scrive Maurizio in un post che ormai gira più della ruota di scorta:
“Alla guida ci sono molti prepotenti, arroganti, che vanno come schegge, non danno la precedenza e poi s’incazzano anche”.
E c’ha ragione da vendere, senza IVA.
Perché qui la guida è uno sport estremo: entri in rotonda pregando Sant’Antonio, esci ringraziando la Madonna del Conforto se sei ancora vivo. E se osi suonare il clacson, quello davanti ti guarda come per dire: “Oh, che voi? ‘O ‘n vedi che passo io?”
Poi c’è il capitolo SUV.
Il SUV ad Arezzo non è un’auto: è uno stato mentale.
Chi ce l’ha si sente largo, grosso, immortale e soprattutto padrone della strada. Gli altri? Comparse. Pedoni? Figuranti. Le regole? Un optional che ‘un c’era nel pacchetto.
Non a caso Giacomo sentenzia: “Ce ne fosse uno che sa prendere al verso una rotonda”.
E Gianluca rincara: “Poi se hanno il SUV…”.
Statistiche alla mano – perché qui si ride ma c’è poco da scherzare – Arezzo nel 2024 sta lì, bella piazzata, col 2,58% di incidenti con colpa denunciata, alla pari con Massa-Carrara. Prato vince la medaglia d’oro nazionale, ma noi ‘un se scherza: se sta sempre sul podio morale dell’inciviltà stradale.
Il risultato?
Gente stressata anche per fare duecento metri, forestieri che dicono “Arezzo è bella… ma il traffico no”, e una transenna che ogni mattina si chiede perché si alza dal letto.
Morale della favola:
finché la strada sarà vista come un ring e non come uno spazio condiviso, continueremo a saltare transenne, entrare contromano e dire “eh vabbè” davanti all’ennesimo incidente.
E intanto, la transenna resta lì.
Ferma.
Onesta.
Un esempio di civiltà.
Più di molti automobilisti.

