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domenica, Marzo 15, 2026
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Arezzo allo sfascio: buche, rifiuti e prese per il culo. Ormai è tradizione

Segnalazioni a raffica, foto inequivocabili e cittadini esasperati: la manutenzione ad Arezzo resta un miraggio

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Arezzo ormai un c’ha più bisogno del telescopio: basta usciredi casa e guardare in terra. E attorno. E dietro ai cassonetti. La città s’è ufficialmente trasformata in un incrocio fra la Luna e una discarica abusiva, versione aretina, senza neanche la dignità del panorama.

Questa è la centesima segnalazione, forse la milleunesima, sulle strade aretine ridotte a un esperimento geologico mal riuscito, che fanno coppia fissa – come il pane e la merda – coi rifiuti abbandonati nei posti più impensabili: nei fossi, nei parcheggi, nei campi, dietro ai cartelli, davanti alle case. Ormai manca solo il bidone buttato sul sagrato, poi s’è fatto bingo.

Altro che città del Natale: Arezzo è la città delle buche e della mondezza.
Buche non da scansare, ma da prenotare. Crateri veri, roba che se ci caschi dentro ti cercano col drone e ti ritrovano dopo Pasqua, se va bene.

Asfalto sbriciolato, rappezzi messi lì come sputi sull’infarto, pozzanghere che sembrano laghetti artificiali, ghiaia che ormai fa curriculum.
Un parcheggio? No, un campo minato.
Una strada? Un documentario di Superquark, puntata speciale: “La tettonica a placche a pagamento”.

Sì, perché qui ormai un si parla più di degrado, ma di abitudine al degrado. La buca come elemento d’arredo urbano. Il’’immondizia come installazioni artistiche contemporanee.

E intanto le strade fanno schifo, i rifiuti proliferano, le segnalazioni si accumulano, e chi dovrebbe intervenire sembra impegnato in una gara di apnea istituzionale: chi resiste di più senza fa’ un cazzo.

E se in centro si fa finta di niente, fuori le mura la situazione è pure peggio.
Via della Filandra, come denuncia Franca con tanto di foto, due chilometri scarsi dalla città, sembra il set di un film post-apocalittico girato male.

Strada devastata, crateri pieni d’acqua marrone, buche che un si scansano: si prenotano.
Pozzanghere che ormai c’hanno il codice catastale.
Ghiaia ovunque, asfalto sbriciolato, rappezzi messi lì come sputi sull’infarto.

E come se un bastasse, il traffico completa l’opera:
schizzi di fango sulla facciata, finestre imbrattate, muri segnati come se qui ci passasse il Rally di Sanremo invece delle macchine.

Il risultato?
Strade pericolose, città sporca, cittadini incazzati e ignorati.
Un quadro talmente chiaro che manco servirebbe commentarlo. Ma si continua, perché il silenzio qui è diventato complicità.

Ora la palla passa alle autorità comunali.
Sempre che la palla un rimbalzi in una buca, finisca fra i rifiuti e sparisca nel nulla, come tutto il resto.

Perché va bene tutto, ma prima o poi qui qualcuno ci lascia una ruota, una caviglia o la pazienza definitiva.
E allora sì che un sarà più satira provocatoria. Sarà cronaca.

E come ultima segnalazione, eccola lì: una bottiglia di birra piantata in una buca piena d’acqua, davanti al centro di aggregazione sociale di Tregozzano.

Altro che frigo rotto: qui s’è inventato il raffreddamento urbano. L’acqua piovana, offerta gentilmente insieme all’asfalto sbriciolato, mantiene la birra bella fresca.

La foto postata da Arezzo 2020 dice tutto: strade che un tengono più le macchine, ma almeno tengono in fresco le bevande. Priorità chiare.

Si ride, per non piangere.
Ma quando una buca diventa un frigorifero, vuol dire che la rassegnazione ha già vinto.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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