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Imprese aretine, nel 2025 saldo ancora negativo ma segnali di tenuta e crescita occupazionale

I dati 2025 della Camera di Commercio fotografano l’economia provinciale

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Imprese aretine, nel 2025 saldo ancora negativo ma segnali di tenuta e crescita occupazionale

I dati 2025 della Camera di Commercio fotografano l’economia provinciale

Il sistema imprenditoriale della provincia di Arezzo chiude il 2025 con un saldo leggermente negativo, ma con elementi che indicano una sostanziale tenuta del tessuto economico. Nel corso dell’anno sono nate 1.746 nuove imprese, a fronte di 1.769 cessazioni (al netto di quelle d’ufficio), con una perdita complessiva di 23 aziende. Un dato comunque migliore rispetto al 2024, quando il saldo negativo era stato di 46 unità.

Link a: Comunicato stampa Movimprese 2025 provincia di Arezzo

La dinamica è il risultato di una riduzione siazionale sia della natalità imprenditoriale (-1,8%) sia, soprattutto, della mortalità (-3%), segnale di una maggiore capacità di resistenza delle imprese già operative. Il tasso di crescita provinciale si ferma a -0,07%, un valore inferiore sia alla media toscana (+0,43%) sia a quella nazionale (+0,96%), collocando Arezzo nella parte bassa della classifica regionale, davanti solo a Massa Carrara.

«I dati del 2025 mostrano un sistema imprenditoriale che, pur in un contesto globale complesso, evidenzia una sostanziale tenuta», commenta il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena, Massimo Guasconi. «Il miglioramento del saldo, pur restando negativo, è legato alla contrazione della mortalità aziendale ed evidenzia un’evoluzione strutturale verso modelli d’impresa più organizzati».

A fine 2025 le imprese registrate in provincia sono 35.023 (-0,3% rispetto al 2024), mentre le localizzazioni operative sono 43.491 (-0,2%). Dal punto di vista occupazionale, diminuiscono gli addetti delle imprese con sede (-0,9%, pari a 116.813 unità), ma cresce il numero di addetti nelle localizzazioni presenti sul territorio, che aumenta dello 0,7% superando quota 126.000. Un dato che conferma, secondo Guasconi, la tendenza delle imprese a crescere dimensionalmente e a generare nuova occupazione.

A livello settoriale, restano in difficoltà agricoltura, manifatturiero, commercio e trasporti. Nel manifatturiero pesa in particolare la crisi del comparto moda, con forti cali in tessile, abbigliamento e pelletteria, mentre tengono o crescono comparti come l’alimentare e la bigiotteria. In controtendenza diversi settori dei servizi: costruzioni (+0,6%), attività finanziarie e assicurative (+4,4%), servizi alle imprese (+2,1%) e attività professionali (+1,1%).

Sul fronte della valorizzazione delle eccellenze produttive, la Toscana si conferma prima in Italia per numero di candidature alle nuove “Indicazioni geografiche artigianali e industriali”, con dieci produzioni su 71 a livello nazionale. Tra queste figurano, tra le altre, l’alabastro di Volterra, la carta di Lucca e Pistoia, la concia di Santa Croce sull’Arno e il marmo di Carrara.

«Siamo orgogliosi di questo primato – sottolinea Guasconi, presidente di Unioncamere Toscana – ma l’elenco deve essere ampliato ad altri distretti di grande rilievo, come quello aretino dell’oro e della pelletteria». L’obiettivo della nuova normativa è trasformare il legame tra prodotto e territorio in una vera tutela giuridica, capace di contrastare le imitazioni e rafforzare la competitività internazionale delle imprese. Un percorso ancora in evoluzione, ma che rappresenta una leva strategica per il futuro sviluppo economico regionale e provinciale.

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