🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Davide Mancini arriva all’Arezzo.
Difensore centrale classe 2005, alto circa un metro e novanta e utilizzabile sul centrosinistra, era rientrato al Campobasso dopo il prestito al Südtirol, dove ha collezionato quattro presenze in Serie B.
Dato anche il cognome, il ragazzo arriva a Rigutino a titolo definitivo con qualche aspettativa sulle spalle. Nell’operazione inversa Lorenzo Coccia passa al Campobasso, società molisana.
Intanto Marco Chiosa, che si è allenato a parte insieme a Ravasio e De Col, sembra essere in partenza. Mancano ancora pochi giorni alla chiusura del mercato e la rosa potrebbe subire altri cambiamenti.
Matteo Brunori è sempre più vicino all’Ascoli, mentre continuano a circolare voci su Leonardo Mancuso. Per il momento, però, Pietro Cianci è qui, è apparso presente e pimpante e dovrebbe essere lui a guidare l’attacco contro il Palermo.
Cerri resta sotto osservazione e continua ad allenarsi a parte. Pattarello, invece, sta facendo passi da gigante verso il pieno recupero. Se tutto procederà senza intoppi, dopo la pausa tra settembre e ottobre potremmo finalmente rivederlo in piena efficienza.
Tavernelli e Arena sono stati tenuti in parziale riposo dopo avere speso molto nella partita di sabato scorso.
Oltre a Cianci, mi è sembrato particolarmente pimpante anche il nostro legionario Ioniță. Si stanno mettendo in evidenza pure Leone, Manes, Martinez e Cipriani, i giovani della squadra che cercano di conquistarsi spazio e considerazione.
Coppolaro e Cagnano sembrano già pronti per ogni evenienza. A centrocampo, tra Chierico, Viviani e Iaccarino, proprio quest’ultimo appare indirizzato verso un’ulteriore conferma dal primo minuto.
A tre giorni dalla chiusura del mercato, la mia domanda in conferenza stampa sarà semplice:
«Mister, che cosa potrebbe ancora mancare a questa squadra per le sue esigenze di gioco?»
La risposta potrà aiutarci a capire se l’Arezzo considera la rosa completa oppure se, prima del gong, ci sarà spazio per un’ultima operazione.
Trasferte, vietare tutto non può essere la soluzione
Una riflessione va fatta anche sulle limitazioni imposte ai tifosi per le trasferte.
Ho l’impressione che certe decisioni vengano prese soprattutto per evitare responsabilità. È comprensibile garantire la sicurezza, ma vietare o limitare continuamente le trasferte rischia di diventare la soluzione più semplice, non necessariamente quella più giusta.
È un po’ come il chirurgo che decide di non operare per paura di sbagliare: il rischio personale diminuisce, ma il problema del paziente rimane.
Continuando in questa direzione, saranno le televisioni ad avere il monopolio delle trasferte. A rimetterci non saranno soltanto i tifosi, ma anche le società, le attività commerciali e tutto ciò che vive attorno allo sport.
Chi sbaglia deve essere individuato e punito. Non è però corretto trattare ogni sostenitore come un potenziale problema, impedendo anche alle persone perbene di seguire la propria squadra.
Il calcio ha bisogno di passione, partecipazione e responsabilità. Reprimere indiscriminatamente non educa e non risolve: allontana soltanto la gente dagli stadi.
E senza tifosi, il calcio perde la sua voce.


