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Pensione rimandata, portate pazienza: si campa di più, si lavora peggio e s’incassa domani

Si vive più a lungo (dicono), quindi si lavora fino allo sfinimento: altri mesi regalati allo Stato, col sorriso tirato e la schiena a pezzi

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Pensione rimandata, portate pazienza: si campa di più, si lavora peggio e s’incassa domani

Si vive più a lungo (dicono), quindi si lavora fino allo sfinimento: altri mesi regalati allo Stato, col sorriso tirato e la schiena a pezzi

Secondo illuminatissime stime della Ragioneria dello Stato (gente che campa serena e va in pensione quando gli pare), dal 2029 per smettere di lavorare serviranno altri tre mesi. Tre mesi che, messi lì, sembrano una sciocchezza. Ma messi in fila agli altri mesi, agli altri anni e alle altre promesse, diventano una vita intera passata a timbrare cartellini e bestemmiare piano.

In pratica: siccome si vive più a lungo (dicono loro), allora si lavora più a lungo. Logica ferrea come una padellata sui denti. Se poi uno campa male, si rompe la schiena, o muore prima, pazienza: statisticamente stava benissimo.

Dal 2029 la pensione di vecchiaia salirebbe a 67 anni e mezzo. Mezzo anno in più passato a chiedersi se fa più male la schiena o l’anima. La pensione anticipata arriva invece a 43 anni e 4 mesi di contributi, che tradotto vuol dire: hai iniziato a lavorare da ragazzino? Bravo, ora continua fino alla decomposizione.

Naturalmente “non è sicuro”, precisano. Decide l’Istat “a consuntivo”. Cioè prima ti fanno lavorare, poi contano se sei sopravvissuto, e infine stabiliscono se avevano ragione. Un sistema elegante, degno di un Paese moderno con le pezze ar culo ma i grafici colorati.

E non finisce qui: dal 2031 altri due mesi, dal 2033 un altro mese. Un po’ alla volta, come la rana nell’acqua che bolle. Entro il 2084, se sei ancora vivo e non ti sei incatenato davanti all’INPS, avrai guadagnato quasi cinque anni di lavoro extra. Gratis, ovviamente. Anzi no: paghi pure i contributi.

Conclusione: lavorate tranquilli, risparmiate, fate ginnastica, mangiate sano e non rompete i coglioni. La pensione arriverà. Forse. Dopo. Con calma. Se siete ancora interi.

Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.

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