Se c’era una certezza nella vita da bar, era lei: la bustina. Piccola, innocente, spesso impossibile da aprire senza denti o forbici. E invece basta così. Dal 12 agosto l’Europa ci mette mano e dice stop alle bustine monouso di ketchup, maionese, olio, sale e zucchero in bar, ristoranti e hotel.
La sentenza arriva da Bruxelles, che dopo anni di riunioni, commissioni e traduzioni in tutte le lingue possibili, ha deciso che il futuro è senza bustine. Colpa del nuovo Regolamento UE su imballaggi e rifiuti, pensato per ridurre la montagna di plastica che produciamo ogni giorno. Traduzione pratica: al tavolo niente più bustine, ma dispenser ricaricabili. Chi vuole il ketchup dovrà fidarsi della mano del cameriere… o della propria.
E non finisce qui. Negli alberghi scatta la fine di un’epoca: addio flaconcini monodose di shampoo, balsamo e sapone. Quelli che “tanto sono piccoli, li porto via”. Ora spazio ai dispenser fissi in bagno, più ecologici e decisamente meno souvenir.
Qualche eccezione resiste: restano ammessi solo imballaggi compostabili industrialmente, come certe bustine di tè o cialde di caffè. Ma il timore è che il rimedio sia peggiore del male: dispenser che sgocciolano, sprechi a cascata e dubbi sull’igiene, soprattutto per chi ha ancora ben viva la memoria del periodo Covid.
A protestare sono già scesi in campo Coldiretti e Filiera Italia. Secondo il presidente Ettore Prandini, la norma rischia di colpire proprio le aziende italiane che avevano investito in imballaggi innovativi, sostenibili e riciclabili. In sostanza: più costi per chi produce e, alla fine, prezzi più alti per chi consuma. Altro che risparmio.
Insomma, l’Europa vuole salvarci il pianeta, ma intanto ci leva la bustina di zucchero dal cappuccino. Ci abitueremo anche a questo, come sempre. Anche perché lamentarsi serve a poco: il ketchup ora si prende a pompa, e se esce troppo… pazienza, è il prezzo della sostenibilità.

