Castiglion Fiorentino, paese di santi, poeti e… circolari a sentimento. Il Sindaco, evidentemente stanco di timbri, protocolli e scartoffie varie, ha deciso di inaugurare una nuova disciplina amministrativa: la chiusura delle scuole “a babbo morto”.
Come? Semplice: invece di fare un atto ufficiale come da legge (noiosa, lenta, piena di regole), si manda una letterina al Dirigente scolastico e via andare. Le scuole di S. Cristina e de La Nave? Per il 2026/2027 “un c’entra più nessuno”. Così, de botto, senza senso… ma con tanta convinzione.
Peccato che, dettaglio trascurabile, quelle scuole siano ancora apertissime, vive, vegete e con tanto di codice meccanografico. La delibera di dicembre? Bocciata, rimandata, mai digerita dalla Regione. Insomma: giuridicamente vale quanto una promessa fatta dopo tre quarti di vino.
E allora che si fa? Si aggira l’ostacolo. Si mette pressione alle scuole, si confondono le famiglie, si semina il dubbio tra iscrizioni e maestre, sperando che alla fine qualcuno dica: “Vabbè, se lo dice il Sindaco sarà vero”.
Una roba che nemmeno all’oratorio.
Il gruppo Rinascimento Castiglionese alza la paletta e dice: “O i documenti o le scuse”. Perché governare non è giocare a briscola, e le scuole non sono birilli da buttare giù con una lettera.
Come dice Paolo Brandi: o il Sindaco tira fuori gli atti veri, quelli che contano, oppure ammette di stare facendo pressione senza titolo. E a quel punto, più che un Sindaco, pare un supplente senza nomina.
Morale della favola: a Castiglioni si rischia di chiudere le scuole non per mancanza di bambini, ma per eccesso di fantasia amministrativa.
E l’Ortica, umilmente, consiglia: meno lettere creative, più carte bollate. Che fan meno ridere, ma funzionano meglio.




