Alla fine del 2025 la popolazione cortonese un s’è mossa manco di un passo: 20.815 anime, più o meno le stesse di prima, con una flessione dell’1% che detta così pare una tragedia ma in realtà è roba da nulla, giusto qualcuno che s’è stufato ed è scappato o che ha deciso di nascere da un’altra parte.
I forestieri restano pochi ma boni, sotto il 10%, stabili come il fiasco sul tavolo: un arrivano, un partono, stanno lì e guardano come si fa. Le nascite? Poche ma in leggero aumento: segno che ogni tanto qualcuno spegne la televisione e si ricorda come si faceva una volta. I morti invece calano, e questa sì che è una notizia: a Cortona si campa più a lungo, anche se poi tocca lamentassi più anni.
L’età media resta quella giusta per brontolare: la fascia più numerosa è tra i 41 e i 60 anni, gente che dice “ai miei tempi” anche se i suoi tempi erano ieri. Subito dietro quelli fra 61 e 80, che ai loro tempi c’era davvero qualcosa da raccontare. Gli ultraottantenni sono 1.770 e i centenari 5: probabilmente campano d’olio bono, aria fina e polemiche quotidiane.
I giovani? Ci sono, ma pochi e sparpagliati: nella fascia 0-20 sono poco più di tremila, abbastanza per fa’ casino ma non per comandare. Quelli fra 21 e 40 son quasi quattromila: lavorano, aspettano, e si chiedono se un giorno toccherà a loro diventare la “fascia più numerosa”.
Camucia resta la regina dei numeri, Terontola segue a ruota, poi tutte le altre frazioni che messe insieme fanno un bel presepe umano, dalla Valdichiana alla montagna, dove si è pochi ma si conta doppio.
Il sindaco Meoni rassicura tutti: “La sfida è la qualità della vita”. Tradotto: se un si fanno figli, almeno si faccia una strada decente, un medico che risponda e un telefono che pigli. Sanità, acqua, energia, internet e manutenzioni: insomma, Cortona un cresce, ma si sistema. E intanto si va avanti così, piano piano, che alla fine l’importante un è esse’ tanti, ma esse’ comodi… e brontolà meglio degli altri.

