Succede anche questo, signori e signore: due consiglieri comunali, Carla Borri e Piero Perticai, s’alzano dal tavolo, sparecchiano e dicono “oh, noi s’è finita qui”. Addio Lega, arrivederci e grazie, ma soprattutto basta digerire decisioni mandate giù a forza come l’olio di fegato di merluzzo.
Il nodo della questione? Un disaccordo bello grosso, mica noccioline. In cima alla lista delle indigestioni politiche c’è la benedizione del capo supremo Matteo Salvini alla scelta di Creti come stazione della Medio Etruria. Una decisione che, a quanto pare, a molti iscritti gli garba quanto la ribollita riscaldata tre volte.
Borri e Perticai, che evidentemente hanno lo stomaco delicato (o la schiena dritta, fate voi), avrebbero anche provato a trangugiare il boccone. Ma poi, tra una scelta calata dall’alto e un’altra firmata da figure del partito che “un ci rappresentano manco per sbaglio”, la pazienza s’è sciolta come il burro al sole d’agosto.
Risultato? Dimissioni dal partito, ma senza fare i rivoluzionari col forcone. Niente colpi di scena, niente Consiglio comunale sottosopra: gli equilibri restano quelli di prima, tranquilli tutti. I due continueranno a sedere sui banchi come indipendenti, liberi come l’aria… o almeno come l’aria che passa dalle finestre del palazzo comunale.
Insomma, nessun terremoto politico, ma un bel rumorino di stomaco sì. E ora la Lega resta a chiedersi se era peggio mandar giù Creti o digerire l’addio di due consiglieri. Come si dice da queste parti: “un c’è pasto senza briciole”.
