Cronache musical-gastronomiche dalla città che fu capitale del rock e ora rischia di diventare capitale del brodino tiepido
O, gente, s’è armosso el Valenti.
Sì, quel Valenti, l’omino che per trent’anni ha tirato su Arezzo Wave mentre mezza città diceva “ieeee, ma che vorrà fare” e l’altra metà provava a parcheggiare.
E invece… BOOM! Artisti internazionali, giovani a frotte, economia che girava come l’elica d’un ventilatore acceso in agosto, immagine della città sparata in Europa e nel mondo.
Una roba che manco la Giostra del Saracino, con tutto il rispetto per i cavalli che almeno un lavoro ce l’hanno.
E ora?
Il Sindaco, bello sodo sul palco del Petrarca il 26 novembre, se ne esce con la chicchina:
“Arezzo Wave? Eh, un festival locale è la sua naturale eredità.”
Capito? Locale.
Come la porchetta, l’ocio, la sagra del panino col lesso… e i festival fatti co’ la proloco che t’offre la cocomerata a fine serata.
O Sindaco, ma locale de che?
De quartiere?
De garage?
De quelli dove se piove stacca la corrente e rimani col chitarrista che bestemmia nel buio?
Valenti, che un’ è proprio l’ultimo arrivato, ha fatto un sorrisino tipo “Oh, me state pigliando pel culo?” e ha risposto che no, Arezzo Wave un’ è un ricordo: è storia. Di quelle scritte bene, non coi pennarelli sulla tovaglietta.
E aggiunge:
“‘Un’ è che cerco eredi, o voglio resuscitare il passato. I giovani faccian le loro cose, e bene! Ma per favore, non riduciamo un patrimonio internazionale a un lavoretto da quartiere.”
Link: la Replica Mauro Valenti
Tradotto in ortichese
“O Sindaco, un basta mette du’ casse su un palco e chiamallo “futuro della città’!”
Poi Valenti, che quando s’arrabbia gli monta la filosofia come il latte a bagno maria, la mette giù dritta, un gliele manda certo a dire col piccione viaggiatore, ha tirato su le sopracciglia come per dire:
Arezzo ha già dimostrato di poter volare alto. Ha portato lavoro, turismo, identità, relazioni fuori dall’Italia.
Non chiede monumenti.
Non chiede processioni.
Chiede una cosa semplice: “UN VI ACCONTENTATE DI MENO!”
Perché, come chiude lui elegante:
“Una città che è stata grande non deve chiedersi se può tornare a esserlo.
Deve PRETENDERE il futuro che merita.”
E qui l’Ortica aggiunge:
“O Sindaco, via, fate ‘n po’ meno i modesti… e un po’ più gli ambiziosi. Che se Arezzo Wave era mondiale, ‘n se pòl finre a fare il festival dei cerotti sonori!”
–– Fine della trasmissione, musica in fade-out ––

Fosse stato un po’ meno strafottente il nostro Vale forse avrebbe ottenuto di più. Tant’è che l’han buttato fuori anche da Firenze e dalla Puglia! Se era cosi bravo e se il suo declino era tutta una questione politica d certo un posticno l’avrebbe trovato, invece … niente.
Ne ha fatto sempre una questione politica …e anche qui… du’ palle ma ricordo che chi gli ha chiuso i rubinetti o meglio il palcoscenico non è stata la destra ma la sinstra col Sindaco Fanfani.
Ciccio, fattene na’ ragione i tuoi treni son passati. bye
Che babbo che sei