Domani non è solo una trasferta: è Livorno–Arezzo.
Una partita che profuma di battaglia, di carattere, di appartenenza. Senza i tifosi al seguito, fa male, ma fa anche nascere una fame più grande: giocare per chi resta a casa, per chi tifa da lontano con la sciarpa al collo.
Le notizie di formazione fanno ben sperare: tanti acciaccati recuperati in extremis. Restano fuori solo Dezi, Renzi e il giovane Concetti, che avremmo voluto vedere anche solo per un minuto, ma pazienza — conta chi c’è, e chi c’è è pronto a spingere. Rientrano Cianci e Ravasio, veri numeri nove, gente da area, gente che può far male. Con loro torna un Arezzo più riconoscibile, più diretto, capace di portare peso davanti e difendere con ordine dietro.
E sarà proprio questo il segreto del match: elasticità, coraggio, voglia di cambiare pelle quando serve. Nessun punto di riferimento per il Livorno, nessun regalo. Loro cercheranno di spezzare il ritmo, di portarci sul piano dei duelli e dei nervi. Ma noi non dobbiamo cadere nel tranello: testa alta, gambe forti, cuore caldo.
Manca il nostro tifo? Sì.
Ma allora vorrà dire una cosa sola: gli undici in campo dovranno correre anche per noi.
Per chi soffre davanti alla TV.
Per chi avrebbe fatto chilometri pur di essere lì.
Per chi, quando l’Arezzo gioca, perde la voce ancora prima del fischio d’inizio.
Domani serve cattiveria sportiva, sudore, appartenenza. Serve guardarsi negli occhi e dire una frase che da aretini conosciamo bene:
SI GIOCA PER LA MAGLIA, PER LA CITTÀ, PER L’ORGOGLIO.
AREZZO NON SI PIEGA. SI LOTTA. SEMPRE.




