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Caprese Michelangelo, bambini sottratti alla famiglia: “Mai scuola, nessun controllo”. Il padre filma il blitz e la rete si divide

Tra incredulità, proteste e solidarietà online, il caso riapre il dibattito sulle comunità antisistema che vivono nei boschi

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Caprese Michelangelo, bambini sottratti alla famiglia: “Mai scuola, nessun controllo”. Il padre filma il blitz e la rete si divide

Tra incredulità, proteste e solidarietà online, il caso riapre il dibattito sulle comunità antisistema che vivono nei boschi

La decisione del Tribunale dei minori arriva dopo mesi di tensioni: i piccoli crescevano lontani dalle istituzioni, senza istruzione né verifiche sanitarie. I genitori appartengono a un movimento che rifiuta lo Stato.

Caprese Michelangelo (Arezzo) – Quando quella mattina (lo scorso Ottobre) i carabinieri hanno bussato alla porta della casa immersa nel bosco, la tensione era palpabile. I due bambini di 4 e 8 anni, cresciuti lontani dalla scuola e da qualunque servizio pubblico, sono stati prelevati in esecuzione di un decreto urgente del Tribunale dei minori di Firenze. L’intervento – ripreso dal padre e diffuso sui social – ha acceso un’ondata di reazioni, dividendo il pubblico tra indignazione, solidarietà e preoccupazione.

Alla base della decisione del Tribunale ci sono mesi di verifiche rimaste senza esito. I bambini non erano iscritti a nessuna scuola, né risultavano coinvolti in una regolare procedura di istruzione parentale. Secondo le relazioni dei Servizi sociali, la famiglia aveva rifiutato ripetutamente i controlli sanitari e non aveva mai fornito documentazione sul percorso educativo dei figli.

Il padre Harald e la madre Nadia fanno parte del movimento “Noi è, Io Sono, One People”, una realtà che contesta la legittimità dello Stato e delle sue istituzioni. Alcuni osservatori – tra psicologi, sociologi e persino ex aderenti – descrivono il movimento come una comunità dalle dinamiche potenzialmente settarie, caratterizzata da isolamento, rifiuto delle leggi e strutture interne di “autodeterminazione”. I membri, tuttavia, respingono con forza tali definizioni e rivendicano una filosofia di libertà personale e ritorno alla natura.

“La situazione era seguita da tempo”, spiega la sindaca Marida Brogialdi. “Nel territorio esistono famiglie che scelgono l’istruzione parentale, ma rispettano le procedure e gli esami annuali. Qui mancava tutto: nessuna iscrizione, nessuna verifica, nessun contatto istituzionale”.

Il video pubblicato dal padre mostra il rifiuto iniziale di aprire agli operatori. “Non riconosciamo la vostra autorità”, dichiara l’uomo, ribadendo i principi del movimento. Dopo circa mezz’ora, le forze dell’ordine sono costrette a entrare per eseguire l’atto giudiziario. I bambini vengono presi in carico e trasferiti in una struttura protetta.

Da quel momento, la vicenda è diventata un caso nazionale. C’è chi parla di una famiglia perseguitata per le proprie idee alternative, e chi invece vede il rischio che bambini vulnerabili crescano in un contesto chiuso, con regole e convinzioni che – secondo alcuni esperti – richiamano tratti di tipo settario.

Intanto, tra le colline silenziose di Caprese Michelangelo, resta la domanda che attraversa tutta la vicenda: fino a che punto la libertà di vivere fuori dagli schemi può convivere con il diritto dei bambini a istruzione, salute e protezione? Un interrogativo che continua a dividere e che, per ora, non ha risposte semplici.

Chi sono i “Noi è, Io Sono, One People”

Un movimento eterogeneo
Il gruppo “Noi è, Io Sono, One People” è una realtà informale composta da persone che dichiarano di non riconoscere l’autorità dello Stato e si richiamano alla cosiddetta legge naturale. Non risulta registrato come associazione né come ente formale.

Principi dichiarati
Secondo il materiale pubblico reperibile online, gli aderenti sostengono:

  • rifiuto di documenti ufficiali come codice fiscale, anagrafe e atti di nascita;
  • disconoscimento delle istituzioni pubbliche (scuola, sanità, enti locali);
  • pratiche di istruzione parentale autogestita;
  • uso di “concili” interni per risolvere questioni personali e comunitarie.

Perché viene definito “settario” da alcuni osservatori
Pur non essendo classificato formalmente come setta, diversi commentatori, ricercatori e alcuni ex aderenti hanno evidenziato elementi che considerano potenzialmente critici:

  • forte isolamento sociale;
  • rifiuto totale delle norme e delle autorità;
  • linguaggio comunitario identitario;
  • convinzione di essere “uomini e donne liberi” contrapposti alla società civile.
    Si tratta comunque di interpretazioni esterne, non di una qualifica giuridica.

La posizione del movimento
I membri respingono con decisione il termine “setta” e parlano di una comunità fondata su autodeterminazione, condivisione e cooperazione tra individui che scelgono uno stile di vita alternativo e autonomo.

Perché è finito più volte nel dibattito pubblico
Negli ultimi anni alcune famiglie che si riconoscono in questo movimento sono state coinvolte in indagini o verifiche dei Servizi sociali, soprattutto per:

  • istruzione parentale non documentata;
  • rifiuto dei controlli sanitari;
  • difficoltà nei rapporti con le istituzioni locali.

I casi hanno sollevato un ampio dibattito sul rapporto tra libertà individuale, tutela dei minori e comunità che vivono fuori dai modelli tradizionali.

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