Arezzo 2030: “crescita sostenibile… si, ma sostenuta a braccio!”
Alla Borsa Merci presentato il rapporto che dovrebbe spiegare il futuro della provincia… e che invece fa venìr voglia di un grappino
Stamattina alla Borsa Merci s’è svolta la cerimonia annuale del Grande Annuncio dell’Avvenire, alias il rapporto “Arezzo 2030”, quello che indica la “direttrice strategica”… che poi a cercalla servirebbe il metal detector, perché con tutta ‘sta roba detta, alla fine non si capisce mai in che direzione si va.
A parlare, in ordine rigorosamente accademico, Presidente, Segretario Generale, professori, docenti e statistici armati di grafici più intricati d’un piatto di pici al ragù.
Il pubblico annuisce con aria intelligente, tipica di chi ha capito tutto… o niente.
La platea ascoltava rapita, anche perché nessuno aveva il coraggio di chiedere:
“Oh, ma in soldoni, come si sta?”
Gli obbiettivi di Arezzo 2030: si parte bene si arriva,… se si arriva.
Solo il 17% è in regola” il resto fa quel che può, come il gatto sulla tastiera
Guasconi annuncia che serve intensificare l’impegno.
E come dargli torto?
A livello mondiale solo il 17% degli obiettivi ONU va bene, il resto è disperso tipo buste della spesa dopo la tramontana.
In Italia il 60% non ce la farà proprio: Agenda 2030 versione “rimandati a settembre”.
E Arezzo?
Arezzo stringe i denti, tira a lucido la resilienza e dice:
“Oh, un ce se farà, ma ce se prova!”
Però lui è fiducioso: bisogna trasformare la “resilienza economica” in crescita sostenibile.
Che, tradotto dal politichese, suona tipo:
“S’andrebbe anche bene… se non ci fossero tutti ‘sti problemi”.
L’economia aretina: cresce poco, ma almeno cresce (come le piante d’inverno)
un passo avanti, uno inidietro e due di lato sembra una ballata irlandese
La provincia cresce di +0,5% nel 2025, che più che crescita è un colpo di tosse.
Nel 2026 sale a +0,7%, purché nel frattempo non caschi il mondo — cosa che statisticamente succede ogni sei mesi.
Insomma, è viva. Non balla, ma respira.
I Servizi accelerano, l’Industria resiste meglio di un mobile Ikea montato bene, mentre le Costruzioni passano da “evvai!” nel 2025 a “ahia!” nel 2026, quando finiscono gli incentivi.
L’Agricoltura invece continua a calare, come la pazienza dei contadini davanti al meteo.
Sul fronte del lavoro gli occupati calano un pochino ora, crescono un pochino poi… insomma, un’altalena.
Però il reddito delle famiglie sale e la spesa pure: o si sta meglio, o si fa finta meglio.
La situazione dei settori:
- Servizi: da +0,3% a +1,1%. Hanno trovato la terza.
- Industria: stabile, “solida”… come un mobile Ikea montato bene.
- Costruzioni: +1,7% nel 2025 e poi –2,3% nel 2026.
Effetto PNRR: prima ti gonfia, poi ti sgonfia. - Agricoltura: va giù sempre.
Il report non lo dice, ma probabilmente anche le galline ci hanno perso le speranze.
Le famiglie però sono più contente: reddito +3,1%, spesa +2,6%.
Vuol dire che tirano il fiato… ma con moderazione, sennò costa.
Lavoro tutto bene finchè non si guardano i giovani
Il tasso di disoccupazione è basso, quasi da Svizzera.
Ma i giovani stanno messi così: 19,5% a spasso.
Una generazione che più che “Gen Z” pare “Gen Boh”.
La Cassa Integrazione cala… tranne dove aumenta.
Insomma, tutto coerente.
Export: Arezzo vince, vende più di quello che produce
(per miracolo statistico, peccato che le imprese calino)
Arezzo esporta come se avesse il turbo: 132% del valore aggiunto, il che sembra matematicamente impossibile ma evidentemente funziona.
Saldo commerciale: +2,84 miliardi.
Gente allegra, Dio l’aiuta.
Però le imprese in provincia diminuiscono.
Crescono solo le società di capitale e le imprese straniere.
Gli artigiani e i giovani? Spariscono come le mezze stagioni.
Saldo commerciale super positivo, imprese più attive sui mercati globali che in centro città.
Le start-up crescono, le PMI innovative pure.
Gli artigiani invece soffrono, le imprese giovanili calano… ma non perché non valgano, solo perché per fare un’impresa oggi ci vuole più coraggio che per buttarsi da un trampolino.
Conclusioni (da report):
“Serve sviluppo sostenibile, integrazione, infrastrutture, innovazione.”
Conclusioni(da aretini):
“E serve che qualcuno ci spieghi come si fa, perché a noi ci garba anche, ma ‘un si capisce mai nulla.”
Conclusione ufficiale:
Dobbiamo “tradurre resilienza in crescita sostenibile”.
Tradurre innovazione in sviluppo.
Tradurre export in benessere diffuso.
In pratica ci vuole un miracolo, ma nelle slide non si poteva scrivere.



