Cronache dal paese dove le opere pubbliche dormono più dei gatti in inverno
A Pratantico, cinque anni fa, hanno tirato su una struttura che doveva servire a qualcosa. A cosa?
Bella domanda.
Ancora oggi, se lo chiedi agli abitanti, si ottiene come risposta un coro unanime:
«Boh.»
Il cartello dei lavori parlava di 350mila euro.
La gente del posto giura che s’è andati oltre i 400mila, ma ormai le “bazzecole” pubbliche non scandalizzano più nessuno: il vero mistero è che se n’è fatto.
Dentro ci sta una stanza dove un tavolino da quattro entra solo se fa dieta.
Fuori ci sono quattro bagni – due per disabili e due per normodotati – che sono più grandi della parte “utile” dell’edificio.
Il cappotto esterno si stacca a lembi, come la pelle dopo una scottatura.
E si dice che dentro piova.
Non metaforicamente: piova proprio acqua.
E il chiosco?
Mai aperto.
Non una festa, non un taglio del nastro, non una bibita sgasata.
Niente di niente.
Silenzio tombale, che a Pratantico ormai è diventato un suono ambientale.
Ogni tanto passa qualche amministratore di zona e ripete la solita litania:
“Presto decideremo cosa farne.”
Solo che questa frase gira da tre anni, come la stampante che fa finta di lavorare ma stampa solo fogli bianchi.
La gente comincia a chiedersi se davvero qualcuno abbia mai saputo, dall’inizio, a cosa dovesse servire.
Perché qui non si parla di “opera incompiuta”:
questa pare un’opera incominciata senza motivo.
Commenti del popolo dopo la segnalazione di Sandro “Sandrigo” (più realistici dei verbali)
– “Materiali scadenti? Ma va’, sarà colpa del clima tropicale di Pratantico!”
– “Hanno speso i soldi del PN… rrrrr… e questo è il risultato.”
– “Si dice che dentro piova… ma almeno l’acqua non costa nulla.”
– “Il sindaco? Qui non l’ha visto nessuno. Manco in cartolina.”
– “Per me lo usano come monito: ‘Ecco cosa succede quando non si sa cosa fare con i soldi.'”
Il capolavoro di Pratantico rimane lì: una struttura che non serve, non funziona, non accoglie, non opera, non apre… ma occupa.
E, per lo meno, decora il panorama.
A modo suo.
Come un soprammobile troppo caro comprato in vacanza dopo un bicchiere di vino di troppo.
Se un giorno dovesse servire a qualcosa, sarà un miracolo.
Nel frattempo, resta ciò che è sempre stato:
un monumento al “si vedrà”.


