Articolo ispirato da uno spunto di Cesare Fracassi
Cronache gentili (ma non troppo) dal cantiere permanente chiamato Arezzo
Tra crisantemi, lavori e campagne elettorali, Arezzo si rifà il look come una diva dell’ultimo minuto: tanto rumore, un po’ di trucco e l’immancabile promessa di “stavolta dura!”.
Arezzo si risveglia nella sua stagione più pittoresca: quella dei crisantemi, delle castagne e… dei cantieri.
Alla Pace, dove di pace ormai resta solo il nome, sono già cominciati i lavori in grande stile.
Via Tarlati, via Anconetana, via Romana: tutte in fermento, come se la città avesse deciso di rifarsi il trucco proprio alla vigilia dei Santi — e con la delicatezza di un’estetista armata di martello pneumatico.
“Era ora!”, si mormora tra un clacson e un semaforo lampeggiante.
Già, era ora — ma perché hanno aspettato tanto?
Forse perché siamo in vista delle amministrative, e improvvisamente ogni buca diventa un’occasione elettorale. È la corsa al bilancio positivo, la maratona del “guardate quanti lavori abbiamo fatto!”.
Nel bilancio di fine anno, infatti, vedremo sfilare un tripudio di cifre, rotatorie e strade asfaltate. Un piccolo contentino di fine mandato, quasi in extremis, regalato alla comunità con l’eleganza di chi arriva tardi a una cena ma porta almeno il vino buono.
Peccato solo che i cittadini — dopo anni di tribolazione e bestemmie sussurrate (ma neanche troppo) per la scarsa manutenzione — abbiano la memoria lunga.
Anche se, va detto, quelle stesse bestemmie stanno già cambiando bersaglio: ora non più contro le buche, ma contro i cantieri che fioriscono come margherite d’asfalto.
E tra un “lavori in corso” e un “deviazione obbligatoria”, resta la solita domanda esistenziale:
come ci arriviamo al cimitero per portare i fiori ai nostri cari?
Forse è il momento di lanciare la start-up dell’anno: ArezzoAir, il primo servizio di elicotteri condivisi per attraversare i lavori pubblici.
Prenoti, sali, voli sopra la transenna e atterri direttamente tra i cipressi. Versione premium: omaggio floreale incluso.
Speriamo solo che almeno i fiori, quest’anno, siano senza spine — ché di punture, tra tasse e cantieri, ne abbiamo già abbastanza.



