In un’economia statale, dopo aver indirizzato la produzione industriale verso il settore bellico, e piazzato, tra la Bielorussia e i confini dell’Ucraina ancora indipendente, circa un milione e cinquecentomila uomini, con stipendi medio-alti per la Russia, vorrà lo “zar” fare la pace?
Mi sono posto questa domanda e mi metto nei panni dell’orso; pertanto prolungherei le belligeranze e i disturbi fino a una riconversione e smobilitazione graduale delle truppe. I disturbi potrebbero creare il presupposto di un incidente in cui si giustificherebbe il numero dei soldati e l’utilizzo mirato della produzione industriale… ma che guerra sarebbe? Solo limitata a colpi di fioretto, senza l’utilizzo di armi di distruzione di massa, il tutto al fine di durare a lungo fino alla sua sostituzione e poi? Chi lo sostituirà?
In caso di accordi, non potrà mettere in congedo quella massa di soldati né mandare in cassa integrazione gli operai dell’industria, fino alla riconversione; quindi scaramucce in Finlandia, Estonia, Polonia, Moldavia, Romania e… chi è stato? … “Noi russi no! E se fate cavolate vi tiro un missulino di insalata!”


Gli scenari sono infiniti , mai come oggi ogni escalation può ripetersi in mille variabili minacciose ma incompiute. Chi fa questo tipo di guerre a densità regolabili da tiepide a caldine , e la sa la gestire con le controparti , perpetua un lungo balletto di morte . Certo è che produrrà un finale comunque tragico ed inspiegabile rispetto alla trama narrata , come certi brutti film che però rendono molto ai produttori.
Speriamo di non essere costretti ad entrare in sala e si bruci anche la pellicola .