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Diamo un fucile anche agli uccelli

Caccia aperta, ma il bersaglio non ha mai il diritto di replica

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Si apre la stagione della caccia in Toscana, e come da tradizione parte la grande festa delle doppiette. Dal 21 settembre al 31 gennaio, le campagne saranno solcate da uomini armati fino ai denti, pronti a “ristabilire l’equilibrio naturale” a suon di piombo. Il calendario venatorio lo chiama “prelievo”, parola elegante per dire che i bersagli saranno storni, piccioni, tortore dal collare e tutto ciò che la normativa concede di abbattere.

Ma il gioco, a ben guardare, non è mai stato equo. Da una parte, i cacciatori: organizzati, protetti da leggi, con licenze, cartucce e fucili di precisione. Dall’altra, esseri viventi che volano, cantano, migrano — e che di certo non hanno mai chiesto di diventare il passatempo di un umano annoiato. La caccia continua a travestirsi da tradizione, da cultura rurale, da gesto nobile: in realtà è solo il privilegio codificato di sparare a chi non può rispondere.

E allora, per par condicio, proviamo a ribaltare la scena: immaginiamo di consegnare un fucile anche agli uccelli. Ogni storno con la sua doppietta, ogni tortora con la sua cartuccera a tracolla. Sarebbe curioso osservare quanti cacciatori continuerebbero a definirsi “amanti della natura” se improvvisamente la natura potesse sparare indietro.

Il paradosso è che chi difende la caccia lo fa quasi sempre in nome della biodiversità, della gestione faunistica, della lotta ai “danni agricoli”. Ma se il vero problema è la sovrappopolazione di specie, non c’è algoritmo migliore di quello della natura stessa, che per milioni di anni ha regolato equilibri senza bisogno di fucili e giubbotto mimetico.

Dare un fucile agli uccelli non è un invito alla violenza, è una provocazione necessaria: per ricordarci che la caccia non è uno sport, ma un massacro unilaterale, un rito arcaico che sopravvive solo perché la politica continua a chiudere un occhio — o forse entrambi.

Se davvero vogliamo essere moderni, cominciamo a chiederci: perché mai, nel 2025, abbiamo ancora bisogno di sparare a chi vola?

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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