Beni restituiti ai boss di Banca Etruria: la vera notizia è nelle motivazioni

Col solito criterio disinformativo, anche per Banca Etruria i mezzi di comunicazione cercano di mungere la mucca dei passaggi nei vari processi o delle indagini, come se fossero Sentenze definitive.

All’uomo della strada si propina una locandina, un titolo a caratteri cubitali (annullati i sequestri) con il quale si “ulula” alla presunta ingiustizia perpetrata.

A quel punto il gioco del coinvolgimento del potenziale lettore è già un pezzo avanti, ma il giornale più fortunato, oppure solo il più bravo (si fa per dire), riesce anche a dare la dichiarazione di un imputato “eccellente” che dice: Giustizia è fatta!

Si tratta solo di artifizi, tentativi di dare in pasto all’opinione pubblica qualcosa per cui indignarsi.

In realtà i sequestri erano stati impropri, perché richiesti dal commissario Santoni che probabilmente non aveva gran titolo per farlo; perché i vari proprietari erano stati nominati custodi degli stessi beni (cioè tientelo fino a fine processo, poi vedremo) ma i processi procedono e l’iter è ancora lungo.

Nulla di quanto urlato è oggi definitivo, si tratta di tappe che non significano “ha ragione tizio o caio”; quello lo dirà la sentenza definitiva di ogni processo, chissà quando.

La vera notizia di oggi risiede invece nelle motivazioni che hanno portato al dissequestro dei beni.

Questo aspetto chi racconta le cose non lo mette in risalto, anzi quasi lo nasconde, ma si dice, tra l’altro, che il sequestro dei beni non è indispensabile perché gli imputati sono capienti al punto di non aver bisogno di case e terreni per risarcire il danno eventualmente cagionato.

Boom!

A parte che i “sequestri” non riguardavano i veri boss di Banca Etruria (questione di scelte di iter processuali diversi…), abbiamo appreso che i vari Rigotti, Burzi, Baiocchi, Inghirami e Rosi non solo dispongono dei 60milioni loro richiesti, ma questo indipendentemente dai propri beni immobili.

Ricconi sfondati, quindi, anche se alcuni di loro chiedevano milioni alla banca decrepita…

Staremo a vedere, a fine processi, chi e quanto pagherà per il disastro Banca Etruria.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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