I giovani aretini leggono poco ma scrivono molto. Nuovo giro per Arezzo intour

Forse non ve ne siete accorti ma la città comincia ad essere più visitata dagli stranieri.

Vediamo gruppi di turisti, scolaresche, famiglie del nord Europa con nugoli di bambini al seguito e al diavolo la carenza delle nascite in Italia, li ancora scopano duro.

Certo restano in città per il battito di ciglia ma il segnale sarebbe buono.

E’ vero, alcuni turisti, soprattutto quelli cinesi, piccoli e leggeri, non arrivano in centro perché sbalzati dai veicoli a causa delle enormi buche che circondano la città e che oramai sono diventate caratteristiche come la sagra della nana.

Ma arrivati finalmente in centro i turisti hanno voglia di percorsi caratteristici e noi glieli segnaliamo visto che l’amministrazione comunale non li pubblicizza molto.

Li farei passare dalla Piazzetta Sopra i Ponti a metà Corso Italia e, con enorme sprezzo del pericolo, attraversare la galleria che è più tenebrosa di un sobborgo del Bronx così facciamo pagare anche il brivido.

Si, lo so, che quel loculo pieno di scritte non è facilmente sistemabile perché privato ma forse qualche strumento in più per renderlo accettabile ci sarebbe, visto che si parla del centro storico e se ci fosse la volontà giusta.

I nostri turisti li farei poi passare dalle altre stradine limitrofe che costeggiano Corso Italia salendo da via dell’Agania al vicolo del Capitano Ardelli.

Qui si possono trovare i veri reperti dei giovani aretini, altro che le carte di Giorgio Vasari che i Festari hanno rivendicato tra contese e proprietà.

Si scopre così l’animo romantico dei citti aretini che scrivono sul muro di Via Agania:
“Ero ubriaco è vero.
Ho gridato di odiarti per le strade della città.
Sono arrivato fin sotto casa tua e ho suonato il campanello ripetutamente.
Volevo dirtelo in faccia che ti odiavo ma tu eri ugualmente bellissima e così quando mi hai chiesto cosa ci facessi lì, al posto di un “vaffanculo ti odio” mi è scappato un “vaffanculo ti amo”.

Che carino, anche se ubriaco!

Certo l’inglese lo sanno in pochi questi poeti dello sporco perché l’unica parola inglese che vediamo è: fuck!

Alcune scritte sono datate e dimostrano di essere lì da anni.

Come, sempre nel vicolo Ardelli, una immagine sacra diventata nera dalla sporcizia con un residuo di lumino staccato e restato penzolante ma con la scritta che diventa un presagio: a memoria di un infortunio – un monumento un’immagine un lume.

Direi più che un monumento quasi un presagio.

Gli stranieri gongoleranno nel vedere la nostra capacità di lasciare le cose al loro corso naturale senza alcun intervento.

Naturalmente queste scritte sono accompagnate da un insopportabile odore di piscio che darà ai turisti il giusto senso della sofferenza e forse per questo non vengono adeguatamente puliti.

Su di una frase, sempre in via dell’Agania, siamo però d’accordo:
Quanto è difficile provare un’indifferenza che non si prova.

Le conclusioni tiratele voi, ma non scrivetele sui muri, please.

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

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