Aretino dell’anno: vince il Cico!

Tutti l’hanno sempre visto in piazza Sant’Agostino.
Che li ci fosse il PCI o il PDS, i DS o il PD; che fosse tempo buono o temporalesco, il Cico è sempre stato un baluardo inscalfibile.

Oggi che non ha più un Circolo Aurora monocolore o la sede di un vero partito, il Cico è rimasto fedele a chiunque passasse in piazza Sant’Agostino.

Si pensi che è riuscito nel tempo a salutare come una compagna persino la Lucia De Robertis ed abbiamo detto tutto…

In attesa che il PD si sciolga ingloriosamente come neve al sole, il Cico rimane baluardo del circolo e della sede del partito, ma anche, come diceva Veltroni, del sagrato della chiesa, sempre pronto a ospitare manifestazioni politico-spettacolari tinte di rosso o rosa sbiadito.

Il Cico è simbolo di una fedeltà che supera il valore del soggetto amato e si erge essa stessa a protagonista, a esempio virtuoso.
E’ con queste motivazioni che il nostro stravince incontrastato il concorso per l’aretino dell’anno indetto da l’Ortica.

Migliaia i tagliandi giunti alla nostra redazione con sopra il nome del Cico; uno solo, invece, per l’assessore al turismo Comanducci, tra l’altro scritto in un tedesco/tirolese sospetto, forse da invalidare.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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