L’escalation dei titoli del Corriere di Arezzo continua a spron battuto, stavolta con errori

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“La Rissa dei Vu’ Cucinà” è l’ultimo titolo di prima pagina del Corriere di Arezzo.
E’ brutto, ma c’è da credere che presto verrà superato verso il basso.
Da quando Bechis ha preso la direzione dei “Corrierini” la corsa verso il basso sembra essere costante.
E’ difficile credere che certi titoli possano far vendere più copie, ma chissà…

Quello che vogliamo far notare è che il titolo contiene almeno due errori gravi:

Il primo sta nel senso stesso delle parole utilizzate.
Si fa chiaro riferimento ai vu’ compra’, venditori africani di carabattole con banchini portatili o improvvisati (oggi quasi estinti), ma i vu’ cumpra’ quelle parole le pronunciavano cercando di convincere noi locali ad acquistare merce di dubbia provenienza e qualità (a cominciare dalle cassette audio pirata…), mentre i vu’ cucina’ non esistono e non possono esistere, nel senso che i protagonisti dell’articolo non sono africani, quindi non pronuncerebbero quelle parole, ma soprattutto cucinano e non ci esortano a farlo, come le stesse parole del titolo geniale farebbero pensare.

Questo è solo il primo e non il più grave degli errori: il secondo è grammaticale.
Infatti l’estensore di quella genialata a sei colonne che con il giornalismo ha a che fare quanto il pesce crudo con la cioccolata, al vu’ ha fatto seguire l’apostrofo (visto che si tratta della parola “vuoi” cui mancano le due lettere finali), mentre in cumprà ha usato l’accento.
In verità anche cumpra’ è però una parola mozza (alla quale manca il “re” finale), quindi avrebbe voluto l’apostrofo.

Non solo quindi al Corrierino utilizzano titoli di dubbio gusto, ma non li sanno neppure scrivere!

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Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

1 COMMENTO

  1. Vu’ cucinà non esiste, da oggi evidentemente esiste, e se anche i lettori e scrittori urticati lo capiscono evidentemente così profondamente erroneo non dovrebbe essere. La lingua italiana, come tutte le lingue, è in continua costante evoluzione. Se non ricordo male è stato da poco annesso al vocabolario italiano il famoso “petaloso”. Beh, ci vuole appunto inventiva, mente elastica, immaginazione, buon gusto, creatività; non vedere le cose a scomparti chiusi, come dei meri tecnici. E chi usa la lingua italiana per lavorare dovrebbe proprio saperlo. Inoltre trovo il termine coniato veramente azzeccato: come i vu cumprà sono soliti vendere prodotti di bassa qualità a basso prezzo e di dubbia origine, parallelamente il vu’ cucinà offre a basso prezzo del cibo di bassa qualità dalla dubbia origine.

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