L’Arezzo squadra di polli del Valdarno…

Tic toc tic toc, l’Arezzo del primo tempo contro l’Olbia sembrava il Napoli di Sarri in versione minore, comunque affascinante. I sardi stavano a guardare quello che gli amaranto facevano da soli. Corradi gigioneggiava sulla fascia, gli altri centrocampisti in mezzo, ma davanti alla porta avversaria lo stesso Corradi, Moscardelli e sopratutto Di Nardo, parevano attaccanti del Ceciliano (con tutto il rispetto per il Ceciliano, con il quale ho giocato per 4 anni).

Nel secondo tempo tutto quel tic toc tic toc si è inesorabilmente sciolto al sole da 26 gradi del comunale aretino e i nodi son venuti (tornati) a galla (ammesso che i nodi possano tornare a galla). La nostra squadra del cuore ha perso (0-1) e a noi non resta che consolarci con… Stock 84! come diceva una vecchia pubblicità radiofonica di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto” (programma di quando giocavano tutti alla stessa ora…). Ma nonostante il liquore abbiamo ancora il fegato amaro, c’è poco da fare… pensare di avere una squadra del cuore composta da polli del Valdarno spennati con le famose spennatrici senesi, fa davvero male.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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