A spasso in Valtiberina:  San Sepolcro, Anghiari,  Monterchi

Il territorio della provincia d’Arezzo, comprende anche la Valtiberina, valle posta nel lembo più orientale della Toscana, che trae il nome dal fiume Tevere che l’attraversa in tutta la sua lunghezza.

La Valtiberina, fu confine e punto di fusione fra le diverse civiltà degli Umbri, degli Etruschi, dei Bizantini e dei Longobardi, per divenire poi oggetto di contesa nei secoli fra i vescovi d’Arezzo, i signori di Rimini e quelli di Montefeltro, i Papi di Roma ed i Fiorentini. Al tempo dei feudi, in questa terra, vennero eretti castelli ma anche monasteri retti da abati dove spesso molti Santi si ritirarono in preghiera. In Valtiberina, terra ricca di diversi usi e costumi, di stili architettonici e di dialetti, che risente degli influssi delle vicine Romagna, Marche ed Umbria, nacquero anche personaggi importanti come Michelangelo e Piero della Francesca.

I° ITINERARIO
Proprio dalla città natale di Piero della Francesca, potremmo iniziare il nostro itinerario; parliamo di San Sepolcro, raggiungibile sia con la Statale Tiberina 3 che con la Superstrada E 45. La cittadina che anticamente ebbe il nome di Borgo San Sepolcro, domina l’alta valle del Tevere e conserva l’aspetto urbanistico medievale arricchito in seguito di edifici rinascimentali e barocchi.

A San Sepolcro abbiamo la possibilità di visitare molti monumenti importanti e per farlo necessitiamo di almeno una giornata.
In mattinata, possiamo subito recarci in Piazza Matteotti e visitare per prima sulla destra la Cattedrale; l’edificio originario era costituito dall’Abbazia Camaldolese (sec. XI) di S.Giovanni Evangelista ma dal 1301 al 1350 e dal 1583 fino al 1858, subì diverse trasformazioni. Fra il 1934 ed il 1943, alla Cattedrale vennero restituite le forme originarie; la facciata di stile romanico, come il portale, si fonde con il rosone con archetti gotici come all’interno il tempio a tre navate, con arcate adattate in stile romanico, risente dello stile gotico per lo slancio della navata centrale su quelle laterali e per l’abside poligonale incompiuta. Sempre all’interno si osservano due stupendi affreschi (navata destra) riaffiorati dopo i restauri; il primo (sec. XIV), raffigura la Madonna col Bambino fra Santa Caterina d’Alessandria e S.Tommaso Becket, mentre il secondo, una Crocifissione, è opera di Bartolomeo della Gatta.

Procedendo, incontriamo una statua in pietra policroma della Madonna con il Bambino (sec. XIV) e il secondo altare con L’adorazione dei pastori di Durante Alberti; la navata si conclude con un altare barocco che ospita una tela con la Madonna della Misericordia. Nell’altare maggiore, si osserva il Polittico del senese Niccolò di Segna, realizzato nel 1348, nel quale domina il tema della Resurrezione.

Dopo la sosta nel presbiterio, ci troviamo al termine della navata sinistra presso la Cappella del Volto Santo dove spicca il particolare Crocifisso ligneo del “Volto Santo” con ogni probabilità appartenente al periodo carolingio (sec. VIII-IX). Il Crocifisso, rappresenta quasi sicuramente un simbolo per tutti i pellegrini che fin dal 1300 passavano per San Sepolcro diretti a Roma.
Sempre nella navata sinistra troviamo un Tabernacolo robbiano; una tela con l’Assunzione della Vergine di Jacopo Palma (1602); l’Ascensione di Cristo dipinta da Piero Perugino ai primi del ‘500; il Monumento sepolcrale dell’abate Simone Graziani; una grande tavola con la Resurrezione di Raffaellino del Colle (1525 ca.) e una tela attribuita a Romano Alberti, pittore locale.

Prima di lasciare la Cattedrale possiamo osservare il Chiostro del Vescovado e la Cappella del Fonte battesimale dove si dice sia stato sepolto Piero della Francesca. A sinistra rispetto alla Cattedrale, unito ad esso, vediamo il Palazzo delle Laudi (oggi sede del Comune) dal nome della Compagnia per la quale nel 1585 venne costruito dall’architetto Alberto Alberti questo palazzo con loggiato di ispirazione vasariana.

Proprio di fronte alla Cattedrale, troviamo invece il Palazzo trecentesco con torre gemella della vicina torre di Palazzo Pichi e a lato, Palazzo Aggiunti, della fine del ‘500. Continuando verso Piazza Garibaldi, incontriamo sulla sinistra la Pinacoteca comunale unita dall’Arco della Pesa al Palazzo Pretorio; quest’ultimo di origine trecentesca, venne rifatto nel 1840 e degli stemmi in maiolica dei Capitani e dei Commissari della città, oggi si conservano solo pochi esempi. Torniamo ora indietro fino alla Piazza Torre di Berta, la cui torre fu abbattuta nel 1944 durante la guerra.

Sul lato sinistro della Piazza, Palazzo Pichi, in fondo il Palazzetto Giovagnoli, a destra Palazzo Besi ed il Palazzo Vescovile a nord. Possiamo ora avviarci in Via XX Settembre sul lato est della Piazza, superare l’incrocio di Via P. della Francesca per osservare a sinistra il Palazzo del Seminario vescovile (1680); a destra troviamo il Palazzo Graziani-Mercati, un altro Palazzo Graziani del ‘500, sede della Biblioteca degli Archivi Storici.

Proseguendo fino a Porta Romana, notiamo molti palazzi appartenenti alle antiche famiglie di San Sepolcro (Tollentini, Manzetti, Bofolci ecc…) e svoltando per una delle strade a destra giungiamo alla trecentesca Chiesa di S.Antonio Abate, di architettura gotica. In fondo alla strada, la piazzetta con la Chiesa ed il Convento di S.Marta delle Cappuccine (1600 ca.), Porta Romana ed infine la monumentale Fortezza.

La Fortezza, è frutto del progetto realizzato dall’architetto Giuliano da Sangallo agli inizi del ‘500; la sua struttura difensiva, è costituita da un quadrilatero con piazzetta centrale, rafforzato su vertici con quattro puntoni a forma di cuore.

Visitata la Fortezza, seguendo Via Aggiunti, da uno scorcio sulla destra vediamo la Chiesa di S.Maria della Misericordia, oltrepassiamo Palazzo Collacchioni e giungiamo al Giardino Pubblico ricavato dagli orti del Convento di S.Francesco dove è situato il monumento a Piero della Francesca.

Davanti al giardino, la Chiesa di S.Rocco (1554) che comprende l’Oratorio la cui entrata è in Via della Fonte; sulla parete di destra, si segnalano due angeli inginocchiati attribuiti ad Alessandro e Giovanni Alberti, pittori locali, mentre nella parere dell’altare maggiore, un grande altare in legno intagliato, testimonianza della tradizione cinquecentesca e seicentesca di ebanisti ed intagliatori locali.
Sull’altare maggiore, ammiriamo oggi un Crocifisso ligneo del XIII secolo, mentre nell’Oratorio sottostante, interessanti affreschi sulla storia della Passione realizzati da Giovanni, Cherubino ed Alessandro Alberti.

Accanto alla Chiesa di S.Rocco, si trova la Casa di Piero della Francesca del 1400, dove oggi ha sede la Fondazione che si occupa di ricerche e documentazioni sul grande artista e sull’arte del ‘400. Di fronte alla Casa, la Chiesa di S.Francesco, iniziata nel 1285 e interamente rifatta all’interno a partire dalla metà del XVIII secolo.

Della prima costruzione, si osservano la facciata con il grande occhio ed il portale gotico, il campanile ed i costoloni delle volte nella sala del vecchio coro; all’interno una notevole tela, “Le stigmate di S.Francesco”, (1575), opera di Giovanni De’ Vecchi.
Di fronte a S.Francesco e alla statua di Luca Pacioli, sorge la Chiesa di S.Maria delle Grazie (1518) dove si osservano un soffitto ligneo intagliato e una tavola della Madonna delle Grazie, dipinta da Raffaellino del Colle nel 1555; adiacente alla Chiesa, l’Oratorio della Confraternita della Morte, affrescato all’interno dallo Schiamossi e da G.Alberti.

Tornando ora verso l’Arco della Pesa, possiamo iniziare la visita del Museo Civico, posto sulla destra.
Nel Museo, composto di otto sale, si conservano le stupende e famose opere di Piero della Francesca, tra le quali la più importante è l’affresco della Resurrezione (1640 ca.), posto nella seconda sala; nella prima sala si trova invece la tavola con il Polittico della Madonna della Misericordia, fatto eseguire all’artista nel 1445 dalla locale Confraternita della Misericordia. Nelle sale del Museo, oltre alle opere di Piero e a quelle attribuite ad alcuni suoi allievi, ammiriamo opere di Luca Signorelli, del Pontorno, di Santi di Tito, di Raffaellino del Colle, terracotte robbiane, paramenti liturgici, suppellettili sacre ed esempi di oreficeria che rappresentano il tesoro del Duomo di San Sepolcro, ospitato nel Museo nel 1975.

Una pausa per il pranzo, può servirci per cercare un posto dove apprezzare anche le delizie di questo luogo dove confluiscono i sapori di almeno quattro regioni; possiamo infatti gustare i crostini al tartufo o quelli con affettati, le tagliatelle all’uovo condite con il tartufo, i ravioli ripieni alle erbe, la ribollita, la polenta, la panzanella, lo “zuccherino” e la ciaccia preparata con grasselli di maiale o rosmarino, specialità di San Sepolcro.

Nel pomeriggio, possiamo cercare di concludere l’itinerario all’interno del borgo; ci dirigiamo dunque sul lato destro della Piazza di Torre di Berta, nel secondo tratto di Via XX Settembre in direzione Porta Fiorentina.

Incontriamo dunque Palazzo Pichi-Sermolli, Palazzo Galardi, Palazzo Besi e Palazzo Benci, due Palazzi Gherardi divisi dall’omonima strada.

All’angolo di Via Gherardi, un Tabernacolo in terracotta invetriata e, di fronte il torrione della casa Gennaioli e la Chiesa del Buon Gesù; più avanti Palazzo Alberti, la Chiesa di S.Agostino e alla fine di Via XX Settembre, Porta Fiorentina.

Costeggiando le mura a sinistra, arriviamo fino a Via S.Croce dove si trova la Chiesa di S.Lorenzo (1556) che ospita una stupenda Deposizione della Croce del Rosso Fiorentino (1494-1540), dipinto nel 1527 per la Compagnia dei Battuti, e la Chiesa di S.Chiara, centro culturale di San Sepolcro nei secoli XIV e XV dove risiedevano gli Agostiniani. La Chiesa con abside poligonale, conteneva alcune opere oggi dislocate in altre sedi: il S.Giuliano di Piero della Francesca, l’Assunzione peruginesca, il Volto Santo ed il Presepe robbiano.

Da Piazza S.Chiara, intravediamo Via Luca Pacioli che conserva splendidi esempi di palazzi del Rinascimento ed il barocco Palazzo Aloigi-Luzzi e si prosegue per Via S.Croce fino alla Chiesa di S.Maria dei Servi che, ristrutturata nel secolo scorso, conserva tracce del gotico; al suo interno alcune tele del ‘600, il Crocifisso della Scuola di Pietro da Cortona, una Madonna e Santi attribuita al Pomarancio, la Madonna in Gloria di Matteo di Giovanni, pittore senese.

A lato di S.Maria dei Servi, Piazza Dotti con palazzi del ‘500 e ‘600 e, a sinistra Via della Fraternita che ci riporta verso Piazza Torre di Berta; in questa strada si conservano ancora palazzi medievali e rinascimentali come l’Ospizio dei Gettatelli, Palazzo Duranti, Palazzo Nespolini, Palazzo Dotti e Palazzo Galli.

Tornati dunque nel centro della città, in Piazza Torre di Berta, possiamo salutare San Sepolcro ricordandoci magari che proprio in questo scenario nella seconda domenica di Settembre, ci aspetta il Palio della Balestra, preceduto da cortei in costume con dame, cavalieri, armigeri ed alfieri che deve le sue origini alle esercitazioni militari dei primi del ‘400.

II° ITINERARIO

Ad Anghiari possiamo recarci in mattinata, riprendendo la strada che da San Sepolcro conduce ad Arezzo.

Proprio lungo il rettilineo che conduce al borgo, vediamo una maestà che ricorda una battaglia avvenuta il 29 giugno 1440, in cui le milizie fiorentine e papali sconfissero le truppe di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, condotte da Niccolò Piccinino, bloccando definitivamente le sue mire.
Di questo evento, Leonardo da Vinci realizzò un affresco, andato perduto, di cui rimangono di disegni preparatori.

Anghiari che era stato prima feudo dei Camaldolesi, nel XIV secolo fu possesso dei Tarlati che lo ampliarono e lo cinsero di nuove mura dalle quali si osserva la piana del Tevere. Nel centro storico, possiamo apprezzare la parte antica dall’inalterato carattere medievale, edifici rinascimentali, la Chiesa di Badia in stile romanico a pianta ottagonale, costruita dai monaci camaldolesi intorno all’anno Mille; la Chiesa medievale di S.Agostino che conserva il trittico di Matteo di Giovanni e due statue in legno di Baccio da Montelupo; Palazzo Taglieschi che ospita il Museo Statale con una bella Madonna in legno dipinto di Jacopo della Quercia; la Chiesa di S.Maria delle Grazie (sec. XVIII) che conserva una terracotta robbiana e dipinti di Puligo e Sogliani.

Ai piedi del colle, troviamo la Chiesa di S.Stefano (sec. VII), i cui elementi architettonici ricordano influenze bizantine. Nelle adiacenze, troviamo la Chiesa di S.Maria a Corsano (sec. XIII), con campanile di influenza francese ed interno rinascimentale e la Pieve di Sovana in località S.Leo (sec. IX-X), con tre capitelli e fonte battesimale rinascimentali. Tra i Castelli, merita attenzione quello di Montauto (sec. XIII-XIV), trasformato in nobile residenza nel 1500.

Per la pausa del pranzo, proseguendo in direzione di Arezzo, possiamo raggiungere il noto Castello di Sorci dove oltre a sentire i racconti sul famoso fantasma ospite del Castello, possiamo gustare ottime specialità.

Nel pomeriggio, non si può tralasciare di vedere Monterchi, villaggio medievale sorto su un luogo che in epoca etrusco-romana fu dedicato al culto di Ercole (Mons Hercules). La perla di Monterchi è la “Madonna del Parto”, il famosissimo affresco di Piero della Francesca. Il celebre capolavoro, riscoperto alla fine del secolo scorso e restaurato di recente in occasione dei 500 anni della nascita di Piero, è situato nella Cappella di S.Maria di Momentana, vicino al cimitero.

Nel borgo fondato intorno al 1200, appartenuto ai Marchesi del Monte di S.Maria Tiberina, passato prima sotto il Comune di Arezzo, poi ai Tarlati ed infine sotto i Fiorentini, si può visitare la Chiesa parrocchiale di S.Simeone (sec. XV), completamente rifatta nell’800, dove si conservano l’altare gotico, una terracotta robbiana e una croce lignea del 1500.

Redazione
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