Qualche entratura a Palazzo, una trivella e il rugby potrebbe giocare allo stadio Questa idea avrebbe fatto capolino durante un pourparler tra Vasari e Comune Continua la nostra inchiesta

Moscardelli non lo sa.
Ma di ritorno da una trasferta, del prossimo campionato di calcio, l’insigne asso amaranto – premiato con il prestigioso Cavallino d’Oro – potrebbe giocare, il successivo incontro casalingo al Comunale.
Come di routine. E inciampare sul manto erboso.
Come non è di routine per lui.
Ma invece continua ad incespicare. Mentre dribbla. O come mai?

Potrebbe darsi che la domenica precedente sullo stesso terreno in cui gioca Moscardelli si fosse sviluppata la mischia tra 30 rugbisti.

C’erano stati placcaggi invece di contrasti. Contese maschie per il possesso del pallone. Giocato con le mani ma pure coi piedi. Artigliati di tacchetti tali da arare un campo. Cosa che succede regolarmente a rugby.

Nella fasi di un gioco, cioè, in cui c’e da drenare la spinta avversaria.
A costo di sbancare il terreno. Sradicare l’erba. Scavare solchi sul manto. Difendere l’area di meta e correre a meta comporta un certo sacrificio del terreno.

Ecco come mai potrebbe darsi che Moscardelli si possa trovare male a giocare sullo stesso campo.
Se calcio e palla ovale dovessero usare la stessa superficie. Non ogni tanto.
Ma durante tutta la stagione dei due distinti campionati.

Moscardelli non lo sa ma proprio questo potrebbe succedere ad Arezzo.

Neppure l’U.S. Arezzo – specificatamente la concessionaria plenipotenziaria dello stadio – sarebbe minimamente informata di questa cosa.
Oppure qualcosa sa. Dato che l’Ortica la racconta da ieri.

E se l’indiscrezione ottenesse conferma, allora ne saprebbe senz’altro di più.
In quanto, la concessionaria del Comunale sarà direttamente interpellata. Obbligatoriamente chiamata a vagliare la possibilità di cui si sente in giro la voce.
Ossia che al “Città di Arezzo” si svolgeranno due campionati in condominio, nella prossima stagione agonistica.
Con incontri come da calendario Figc e da calendario Fir.

Finora, però, nè il presidente FerrettiRiccioli, il direttore, sarebbero stati raggiunti neanche da un’ avvisaglia.
Tipo un primo approccio limitato a tastare il terreno.
Tantomeno, la società calcistica sarebbe stata contattata approfonditamente su questo argomento. Al centro della notizia che al momento è a livello di indiscrezione.

Questa voce – raccolta di prima mano da l’Ortica – forse è campata in aria. In relazione a futuri esiti concreti. Ma ha tutta l’aria di non essere una fandonia . Bensì un rumor sportivo , stante il quale:

la società rugbistica aretina, iscritta al terzo campionato più importante dell’Italia dell’ovale, avrebbe manifestato il proposito di disputare le partite casalinghe, tutti gli incontri tra le mura amiche, programmati nel nuovo calendario, sul principale campo da calcio di Arezzo.

E sulla base di questo intendimento, avrebbe dato luogo ad una prima esplorazione. Andando a tastare la possibilità di realizzarla.

Questa esplorazione avrebbe avuto luogo a Palazzo. Avrebbe avuto una prima entratura in Comune. Nel senso che avrebbe fatto capolino in Comune.

Si dice, infatti, che abbia fatto cucù in un pourparler, una conversazione preliminare, tra sindaco, vicesindaco e qualcuno della società.

Senza che da questa chiacchierata interlocutoria – un pourparler del tutto informale se davvero è avvenuta – sortisse un impegno preciso di Ghinelli in direzione del Vasari, intenzionato ad ottenere lo stadio in alternativa all’impianto dell’Acropoli.

Questo impianto rappresenta per il rugby la sede naturale in cui – logica vorrebbe e logistica imporrebbe – che il Vasari disputasse anche la prossima stagione in B.

Se di mezzo non vi fosse una paturnia – quale genere di bizza non si sa – all’interno del Vasari.
La società, infatti, da tempo è recalcitrante a stare in questo impianto. Si sa da quando.
Dalla gestione dell’impianto passata di mano dal Vasari ad un’altra compagine societaria rugbistica.
Le è diventato insopportabile starci.

Dunque, stando ai si dice, la prima esplorazione sarebbe avvenuta a livello comunale. Niente di ufficiale. Poco di ufficioso. E il Vasari avrebbe fatto cucù in un contesto assolutamente informale.

Come poi da ciò la voce abbia preso campo, appartiene ai misteri legati alle dinamiche di qualunque indiscrezione. Fatto sta che ha preso il largo. Giungendo a noi. Senza però raggiungere prima neppure l’assessora comunale allo Sport. La Lucia Tanti, anche lei sarebbe digiuna di notizie a riguardo. Questo almeno fino a ieri. Giorno in cui l’Ortica ha cominciato a raccontare i primi rumor in suo possesso.

Eppure, il pourparler ci sarebbe stato a livello comunale . Dopodichè, tecnicamente basterebbe una trivella. Se la società concessionaria dello stadio, ufficialmente contatta sull’argomento, dovesse acconsentire, con il proprio indispensabile benestare, alla coesistenza in condominio di due campionati sullo stesso manto erboso. Il delicatissimo tappeto verde del comunale. Del quale Capuano, ad esempio, era gelosissimo.

La trivella e quattro perforazioni, sui tre metri di profondità ciascuna, e via: le porte del rugby sarebbero installate in quattro e quattr’otto. In perfetta coesistenza con i pali entro i quali tradizionalmente sta il portiere del calcio. Mentre alcunché ci sarebbe da modificare, aggiungere e/o togliere, per adeguare la dimensione del campo. In quanto calcio e rugby si svolgono entro un perimetro pressoché identico.

Discorso diverso, invece, andrebbe fatto sulla compatibilità dei calendari. Condizione indispensabile, questa sì, affinché Moscardelli e quelli del rugby non facciano a cozzi.
In caso gli impegni casalinghi coincidano.

Bè, ma questo è già un dettaglio che va molto oltre, parecchio oltre, la fase assolutamente interlocutoria e preliminare in cui si trova la possibilità che dalla prossima stagione agonistica, calcio e rugby stiano in condomio. Separati dal calendario ma non dal terreno da gioco.

Questo è quanto. Per ora.

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