Oh via, diciamolo senza troppi giri di parole: tre italiani su quattro sarebbero pronti a metter mano al portafoglio pur di entrare nei gioielli del nostro Paese. E l’82% dice chiaro e tondo che quando c’è troppa gente, la magia svanisce. Tradotto in vernacolo: se si sta stretti come le acciughe, che gusto c’è?
📄 FONTE Business Intelligence Group
Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
La ricerca di Business Intelligence Group parla chiaro: il “modello Roccaraso” non piace. Gli assalti di massa a città d’arte e località turistiche fanno più rumore che bellezza. E allora la provocazione vien da sé, con tutta questa voglia di mercatini, lucine e vin brulé, l’assalto annuale ad Arezzo per la Città del Natale con l’orda selvaggia, che finisce per rovinare proprio quello che s’è venuti a cercare — l’atmosfera, il tempo lento, la passeggiata senza spintoni.
S’è visto anche troppo, ma stavolta senza andare a cercare esempi a Roma o Venezia.
Qui s’è visto il girone dantesco sotto casa:
garage trasformati in reliquie medievali, residenti barricati come in un fortino etrusco, macchine incolonnate manco regalassero il panettone al casello.
All’Arezzo, durante la Città del Natale, s’è sperimentato il “modello presepe vivente con traffico incorporato”:
auto che entrano in centro come renne col turbo, camper parcheggiati a ridosso dei portoni, navette poche e nervi tanti.
Gente chiusa in casa come Rapunzel col telecomando del garage scarico.
Ambulanze evocate come apparizioni mariane, ma col dubbio: “Arriva prima Babbo Natale o il 118?”
E mentre fuori si brinda col vin brulé e si fa la foto sotto le luminarie, dentro i palazzi si consuma il dramma domestico:
“APRITEMI IL GARAAAAAGE!”
che ormai pare l’inno non ufficiale della manifestazione.
Altro che esempi lontani: l’overtourism qui ha il volto noto, il vicino che non riesce a uscire di casa, il parcheggio che diventa leggenda urbana, il muro etrusco trasformato in bagno pubblico aromatizzato alla cannella.
E allora la domanda resta — e punge più delle lucine:
si vuole una città viva o una città presa d’assalto?
Perché la ricerca dice che tre italiani su quattro sarebbero pure disposti a pagare pur di stare meglio.
Magari anche ad Arezzo, pur di non trasformare la magia natalizia nel Girone dell’Inferno col mercatino incorporato.
E sapete che c’è? Il 75,4% degli italiani dice: “Va bene pagare, purché si stia meglio”. Due euro per entrare in un luogo iconico? Se serve a non fare a sportellate, ben venga.
Perché oggi il viaggio è tempo. Non è fuga, è pausa. È staccare il cervello e riappropriarsi di due giorni — che spesso son solo un weekend mordi e fuggi — senza dover fare la lotta greco-romana per una foto.
E allora la domanda, detta alla toscana, è questa: si vuole Arezzo bella o Arezzo presa d’assalto?
Perché se l’idea è quella di trasformare la Città del Natale in una prova generale d’orda barbarica, allora tanto vale metter su i tornelli anche in Piazza Grande. Ma se invece si capisce che la bellezza campa di misura, di rispetto e di passo lento, allora forse un ticket simbolico o un numero chiuso non sono bestemmie, ma strumenti di buon senso.
La ricerca dice che oltre il 92% vuole vivere esperienze locali vere. E le esperienze vere non nascono nel caos.
Insomma: la provocazione è lanciata. L’assalto? Meglio lasciarlo ai titoli sensazionalistici.
Arezzo merita visitatori, non invasori.


Questa domanda va posta ai prossimi candidati a sindaco.
I residenti – e non solo- vogliono sapere chi intende porre fine a questo incubo natalizio!