Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
📄 FONTE: nota del consigliere comunale Michele Menchetti
Oh via, ma che succede lungo il Canale Maestro della Chiana? Tra Ponte a Chiani e Ponte alla Nave pare sia passata più che una squadra di manutenzione, un esercito di boscaioli col machete in mano. Alberi giù come birilli e potature fatte alla “via così”, che più che sistemare il verde l’hanno raso al suolo.
E allora qualcuno ha alzato la mano e ha detto: “Scusate eh, ma un si poteva fare con un po’ più di criterio?”. L’interrogazione è arrivata bella e pronta sul tavolo dell’assessore Alessandro Casi, perché qui la faccenda un è mica solo di fronde tagliate troppo corte.
Ogni anno, a sentire chi abita da quelle parti, si ripete la solita scena: motoseghe che cantano e piante che spariscono, senza guardare tanto per il sottile né alla salute degli alberi né a come stanno messi gli argini. E intanto la strada che costeggia il canale, già tutta un rattoppo e una buca, comincia a cedere proprio dove la vegetazione è stata levata. Le banchine si sbriciolano e l’asfalto pare abbia deciso di andare in pensione anticipata.
Ma il bello – si fa per dire – è un altro: rami e tronchi lasciati lì, lungo l’argine, come se nulla fosse. E se viene giù un acquazzone serio? Un ci vole tanto a capirlo: tutto finisce nel canale, si tappa il deflusso e la Chiana, che quando s’arrabbia un guarda in faccia a nessuno, rischia di fare danni grossi.
Allora le domande vengono da sé: il Comune lo sa? Chi ha deciso questi abbattimenti così drastici? E soprattutto, qualcuno ha pensato a che succede al terreno, alle case lì vicino, agli animali che in quegli alberi ci vivevano?
Perché la manutenzione va fatta, per carità. Ma se per sistemare si fa peggio, allora c’è qualcosa che un torna. La Chiana un è solo un fosso da ripulire: è territorio, è paesaggio, è sicurezza per chi ci abita. E trattarla come un campo da disboscare alla svelta, francamente, un è il massimo.

