Oh gente, qui non si parla di rattoppini o di du’ seggiole spostate. Qui si parla del Pronto Soccorso dell’ospedale San Donato, mica del barrino sotto casa. E secondo la Fp Cgil, la musica è cambiata… ma stona parecchio.
Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli.
📄 FONTE Comunicato stampa della CGIL di Arezzo
Il 9 febbraio l’Asl Tse ha tirato fuori, bello zitto zitto, un avviso pubblico per affidare a soggetti esterni l’accoglienza e la gestione dei codici minori al Pronto Soccorso. Tradotto: un pezzetto importante dell’emergenza-urgenza finisce fuori casa. Una mezza privatizzazione, fatta senza nemmeno dire “buongiorno” ai sindacati.
“È stato fatto tutto in sordina”, dice Roberto Carletti della Fp Cgil sanità pubblica. E insomma, qui non si tratta di un dettaglio: si cambia l’organizzazione del lavoro, si tocca un servizio delicato per i cittadini, e nessuno ne parla con chi ci lavora tutti i giorni. Un po’ come rifare il tetto mentre sotto c’è ancora la gente a dormire.
Ma non è solo una questione di metodo. C’è anche la faccenda, bella grossa, dei lavoratori. Perché mentre si dice che “non ci sono risorse”, si mettono sul piatto 570 mila euro per operatori esterni. E intanto ci sono dipendenti con limitazioni fisiche certificate che aspettano di essere ricollocati in mansioni compatibili, tipo proprio l’accoglienza.
“Questi posti sarebbero lo sbocco naturale per chi ha dato tanto alla sanità e ora ha bisogno di mansioni protette”, sottolinea Gabriella Petteruti della Fp Arezzo. Invece no: si paga fuori, e chi è dentro aspetta. E la cosa, diciamolo chiaro, sa tanto di beffa.
Poi c’è il capitolo territorialità. Si parla da anni di Case di Comunità per alleggerire i Pronto Soccorso, per gestire i codici minori sul territorio. E invece? Si appalta dentro l’ospedale. Un controsenso che, secondo il sindacato, è la prova che la programmazione territoriale non ha funzionato come doveva.
E non è finita. Medici e infermieri della Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza si troverebbero pure a dover supervisionare soggetti esterni, con competenze non chiarissime. Insomma, già c’è carenza di personale, già si lavora con l’acqua alla gola… e ora si aggiungono altre responsabilità.
Per Fp e Cgil la carenza di organico non può diventare la scusa per smontare pezzo dopo pezzo il servizio pubblico. La strada, dicono, è un’altra: investimenti veri e assunzioni dirette. Perché affidare all’esterno la presa in carico dei codici 3, 4 e 5 è un precedente che rischia di sfilacciare il sistema sanitario pubblico.
La sintesi è semplice e tutta aretina: “Non ci state a levare pezzi di sanità pubblica e a darli fuori”. Il sindacato chiede la sospensione immediata della procedura e un tavolo urgente di confronto. E avverte: se c’è da alzare la voce per difendere lavoratori e cittadini, la Fp Cgil non si tira certo indietro.
E ora la palla passa all’Azienda. Ma in città la domanda è una sola: si voleva davvero migliorare il pronto soccorso… o si è finiti per complicarlo ancora di più?

